Rituali gastronomici: la frisa, ideale compagna di viaggio
2 La mia frisa

Quando qualcuno veniva colto all’improvviso da un acquazzone si era soliti dire ‘ma ddì spunzate come na frise’ (sono bagnato fradicio come una frisa); si perché era proprio questo che occorreva fare alle frise per poterle consumare. Il rito della sponzatura preannunciava un pasto frugale ma appagante. La frisa è un tarallo un po’ più grande di grano duro cotto al forno che ha resistito alla scomparsa della civiltà contadina; tuttora se ne consuma un discreta quantità, più d’estate che d’inverno, ma nessuna delle famiglie cegliesi rinuncia a tale prodotto, tanto comune da essere rintracciato in tutti i panifici e negozi che si occupano di panificazione, e in diverse varianti. In passato ha rappresentato un prodotto alimentare di base usato come fondo per contenere pomodori, olio origano ma anche pesce fritto, salumi, sughetti, peperonata, aglio, cipolla, olive e formaggio, spesso in sostituzione del pane stesso non sempre quotidianamente presente. La frisa, cotta due volte al forno, richiedeva un vero rito, il taglio che avveniva con un filo di spago o di ferro; la prima cottura doveva essere parziale per favorire il taglio orizzontale che avrebbe dato vita magicamente a due parti distinte e poi via, nuovamente in forno, per la seconda cottura. Diventava così un prodotto della panificazione secca, utile e duraturo. Tra le varianti anche quelle di orzo e farina integrale. Ci raccontano che le olivare nei mesi della raccolta delle olive trasportavano frise, olio e olive nere per companatico, durante le lunghe settimane della raccolta. E anche per i contadini era la base della loro alimentazione in quanto può essere conservata per un lungo periodo. La loro forma è probabilmente dovuta ad una esigenza di viaggio in quanto il foro centrale consentiva di infilarci lo spago per trasportarle. Di recente mi ha fatto molto piacere vedere famiglie che in riva al mare, nei mesti estivi, al posto della classica merenda hanno offerto ai loro bambini la frisa con olio e pomodori.

 

Matteo Urso, Classe 3A

Secondo Istituto Comprensivo di Ceglie Messapica (Br)

Plesso S.M.S. ‘L. da Vinci’.

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