Rituali gastronomici: vita passata nel “borgo antico”
3- L'Osteria di Carmelo

Per i vicoli e le piazze del borgo antico del mio paese, il mio pensiero è volato indietro nel tempo. Ho cominciato a sognare ad occhi aperti e ho immaginato di vedere questi posti, che ora sono spopolati, un tempo colmi di bambini poveri, vestiti con abiti stretti, rattoppati e usurati dal tempo, ma giocondi, che si accontentavano di molto poco. Giocare con Li pitrudd , Li ramuzz, A scunnafacc era un divertimento gratuito  che si svolgeva sotto lo sguardo e l’ orgoglio degli adulti che se ne stavano li seduti, chi a rammendare, chi a sbucciare le fave e chi a spettegolare. Nella piazza vecchia, di fronte alla fontana, il macellaio compiaciuto, appendeva fuori dal suo negozio lunghe corde di salsicce e di sangunazz, mettendo a dura prova la gola dei passanti e dei cani randagi che se ne stavano li accucciati per ore, nella vana attesa che ne cadesse a terra qualche pezzo. Luigi il fruttivendolo era intento, invece, a vendere i suoi freschi fichi d’ India a 5 lire l’ uno, mentre qualche birbante, sfuggito al gruppo, si impegnava a fare dispetti ai vicini, spezzando rami di basilico dai vasi che le massaie custodivano gelosamente davanti alle loro case o a bussare alle porte per poi scappare via. Girovagando si arrivava alla candin di Carmel ‘ l’osteria dei profumi e delle prelibatezze. Odore di alici fritte, profumo speziato di brasciol o sug e tripp d’agnell, nuvole di fumo da cui affioravano, attraverso la finestrella che dava sulla stradina, sfocate immagini di volti stanchi, segnati da una dura giornata nei campi. Nonno racconta e mentre lo fa mi scorrono nella mente quelle immagini come le scene di un film che si ripeteva ogni sera quando lui passava di lì. La luce del tramonto segnava l’inizio della quiete, favorito da un vigoroso bicchiere di vino rosso e un piatto di vope fritte. Si giocava a primera, si  brindava in rima mentre si faceva sera. Si tornava a casa un po’ più ‘pieni’ del solito. Mio nonno racconta che uno di loro, euforico e barcollante, per farsi perdonare il ritardo, annunciava il suo ritorno, echeggiando per le strade di campagna – E chiedete a questi vicini che bel giovane sono io!– Dal buio pesto giungeva una voce che replicava –AMBRIAC!-. Ammutolito ma fiero,  riprendeva i suoi passi verso la sua compagna che, come tutte le sere, lo avrebbe ricondotto nel trullo per il suo ristoro notturno

 

Salonna Annachiara, Classe 3A

Secondo Istituto Comprensivo di Ceglie Messapica (Br)

Plesso S.M.S. ‘L. da Vinci’.

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