Il Lavoro è vita, la Sicurezza vitale
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1172 morti. La rabbia e la depressione di parenti ed amici. Migliaia di lenzuoli bianchi che coprono i corpi senza vita. Sembrerebbe la pagina di un diario di guerra, ma è in realtà la strage infinita di lavori morti sul lavoro nel 2015. I dati INAIL fotografano un’Italia in cui ogni giorno sul lavoro si muore o ci si infortuna. L’età media di cui perde la vita è di 37 anni ed i motivi di queste morti bianche, secondo le statistiche, sono sempre gli stessi: inadeguatezze strutturali, rimozione delle protezioni, il ribaltamento dei trattori in agricoltura e gli incidenti stradali per le eccessive ore passate alla guida; insomma, sono ancora tanti i lavoratori che rischiano di non ritornare a casa la sera. Il lavoro, su cui si fonda lo Stato Italiano secondo la Costituzione, quindi, anziché fattore di benessere, sviluppo e autorealizzazione, può rilevarsi spesso causa di sofferenze per i lavoratori e per le loro famiglie. Suscitare reazioni di fronte a notizie di infortuni sul lavoro o di morti bianche, però, non basta. Bisognerebbe soffermasi, invece, sul concetto di prevenzione e sul problema delle cattive abitudini radicate nella nostra società, per diffondere quella che si può definire “cultura della sicurezza”. Ma come si crea questa cultura? Prevenzione è la parola chiave. Intervenire prima che si verifichi un incidente, questa è la legge che si basa il D. lgs 81/2008. Oggi il lavoratore, infatti, non è solo il destinatario passivo, ma protagonista della sicurezza con diritti e doveri. Purtroppo, non tutti rispettano questa normativa. Sono soprattutto le piccole o medie imprese, infatti, che attuano in parte o addirittura per niente il decreto. Tali insolvenze avvengono sostanzialmente per due motivi: i controlli, dato l’enorme numero di aziende di questo tipo, ed il costo stesso della sicurezza che è spesso difficile da sopportare. Ma perché la sicurezza è considerata un costo? Negli ultimi anni, grazie anche ad enti come l’INAIL, si sta provando ad estirpare questa radicata mentalità, che vede la sicurezza come un costo, attraverso vari progetti e campagne di sensibilizzazione. Con il Testo Unico sulla Sicurezza, inoltre, la prevenzione si gioca principalmente su due motivi: favorire il corretto svolgimento delle attività lavorative ed evitare il verificarsi dello stress, che comporta una diminuzione o un peggioramento della produttività dei lavoratori oltre che della loro salute. Investire in prevenzione conviene. Questo è quanto emerso dalla ricerca europea dell’ISSA. Lo studio (che ha monitorato 300 aziende), infatti, ha rilevato come ogni euro speso in prevenzione garantisca un ritorno economico superiore, pari a circa 2,2 euro. La sicurezza, quindi, non può essere mai considerata un costo, ma un investimento che porterà i suoi fattori in tutto il periodo di attività dell’azienda.

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