Rituali gastronomici: il cibo quaresimale
14 quaremma

 

 

Il cibo si lega alle tradizioni culturali così come la storia e l’arte. Tutti i cibi creati ed elaborati da prodotti primari, contengono significati, simboli, ossimori ed analogie.

Nel Sud Italia, più che in ogni altro luogo, il cibo è legato anche alla religione cristiana che ne custodisce usanza e precetti, determinandone l’uso. Nel calendario cristiano, il periodo quaresimale stabilisce la presenza o l’assenza di cibo sulle tavole. La Quaresima ha inizio con la Candelora, durante la quale viene cosparso il capo di cenere per ricordare la caducità della vita umana. In questa ricorrenza si benedivano le candele che una volta portate a casa si appendevano con un chiodo sull’uscio di casa, con valore scaramantico e si accendevano solo quando qualcuno era in procinto di morire. In Quaresima si fanno i ‘fioretti‘, ovvero l’astinenza dal consumo di alcuni cibi considerati quasi peccaminosi, – come cioccolato, gelato, marmellate, dolci di qualunque tipo, composte – per ossequiare i quaranta giorni prima della domenica pasquale, un uso che richiama la leggerezza che solleva l’anima. In cambio però si chiedeva di esaudire un desiderio o una preghiera. In Quaresima si fa meno uso di carne, sostituita spesso dal pesce e dalle verdure di campo per avvicinarsi ad usi alimentari dettati da una pratica quasi di digiuno e si sostituiscono cibi considerati ‘ricchi’, come il formaggio, con cibi ‘poveri’ come la mollica del pane fritta per condire la pasta di farina scura. Le donne avevano l’impegno a sorvegliare che nessuno della propria famiglia  infrangesse il divieto di mangiare carne e derivati (‘ncamerà – voce dal greco dialettale γαμαρίζω , ossia io mangio di grasso) e per convincere i più piccoli si ricorreva alla quaremma, un fantoccio con l’aspetto di una anziana e sgradevole strega appesa a fili tra i balconi nei quartieri che compariva nel periodo di Quaresima. Poi arrivava la tavola di San Giuseppe, una tavola imbandita di tutto quello che rimaneva nelle dispense del lungo inverno e che non si era consumato come olive, mandorle, noci, fichi secchi. Per l’occasione, nel giorno di San Giuseppe, le case erano aperte a tutti i vicini e a coloro che passando avrebbero usufruito dell’ospitalità del giorno dedicato al padre putativo di Gesù. La settimana Santa annuncia la morte del Signore, includendo la partecipazione ad un dolore immenso da parte dei fedeli; ci si asteneva da grandi abbuffate. Piano, piano il tempo scorreva e la Quaresima si concludeva con la domenica di Resurrezione quando era ormai lecito sciogliere ogni penitenza gastronomica. Altri simboli ed altre analogie accompagnano la tavola pasquale come l’agnello e l’uovo, simbolo di rinascita.

 

Carola Campanella, Classe 3A

Secondo Istituto Comprensivo di Ceglie Messapica (Br)

Plesso S.M.S. ‘L. da Vinci’.

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