Legalità: oltre la paura e l’indifferenza

Legalità: una parola che si sente molto spesso, ma della quale pochi conoscono il vero significato, o meglio siamo tutti pronti ad associare la legalità alla lotta contro la mafia, quel mostro che c’è, si vede, ma di cui nessuno parla, perché solo a pronunciarla viene fatto fuori.

La legalità però nasce dalle piccole cose, dal mettere da parte il ”mafioso” prepotente che è in noi: dal non lasciare l’auto in doppia fila o fingersi malati per non andare a lavoro, non rispettare la raccolta differenziata perché “tanto nessuno controlla i rifiuti”, oppure “l’umido passa tre volte a settimana, mica posso tenerlo in casa”, ma anche quando noi studenti non denunciamo un’ingiustizia, danneggiamo gli spazi in cui passiamo il tempo, oppure non partecipiamo alla assemblee studentesche, certi che non si farà nulla. Eppure, subito, quando le regole vengono infrante siamo pronti a puntare il dito e a pretendere ciò di cui poi abusiamo.

La legalità si deve vedere, anche se spesso nella quotidianeità non si vede e ce ne ricordiamo solo quando serve, e, forse, ormai è troppo tardi.

Più volte Monte Sant’Angelo è stato al centro dell’attenzione, non per le sue bellezze storiche, artistiche e naturali, ma per episodi criminali che non permettono al nostro paese di perdere l’appellativo di ‘Città della mafia’: gli omicidi degli anni ’90, lo scioglimento dell’amministrazione comunale, il recente omicidio di un pregiudicato, furti, anche nelle scuole, come nella sede dell’ITC e del Liceo classico dell’Istituto “G.T. Giordani”…  Sono episodi che mirano a intimorire la comunità, a piegarla, a far sì che non creda nella cultura della legalità e che non si impegni a combattere l’illegalità. Eppure c’è chi ha preferito morire per tentare di sconfiggere l’illegalità e chi ancora oggi segue un ideale, seppur viva con la paura addosso.E poi ci siamo noi, fragili ma allo stesso tempo forti, che a volte non riflettiamo sul fatto che, se insieme neghiamo alla mafia e alla delinquenza comune il consenso di esistere, queste svaniranno, come il genio della lampada dopo aver esaudito i tre desideri.

Chi parteggia per l’illegalità ha paura di colui che pensa e che apre la finestra sul mondo e lo osserva; gioca sul silenzio di coloro che considerano la giustizia un ulteriore impiccio da cui difendersi.

Perciò è importante diffondere la cultura della legalità, a partire da noi e dalle piccole cose.

Perché l’illegalità, la delinquenza, soprattutto nella sua forma più organizzata, la mafia, non “uccidono solo di estate”, ma sempre e in mille modi diversi …

Maria Pellegrino (IA)

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