Un’arma a doppio taglio: l’hate speech – Odio ergo sum: noi siamo l’odio, noi generiamo l’odio.

L’odio porta alla guerra, una guerra tra virtuale e reale. Campo di battaglia i social, quello strano luogo pubblico in cui chiunque può scrivere la propria personalissima opinione. Opinioni che, molte volte, non distinguono il leggero confine tra hate speech e libertà di parola, principio questo tutelato da tutte le Costituzioni e fondante di ogni democrazia. La libertà di parola ha un suo elastico equilibrio, che però col tempo si è deformato sotto il peso dell’odio sfociando proprio nell’hate speech. E’ già dagli anni Novanta che in America si parla dell’incitamento all’odio: parole, discorsi ed espressioni finalizzate all’offesa. Ed è su Facebook, Instagram, Twitter che si scatenano la rabbia, l’odio, la discriminazione, l’offesa. Difficile pensare ad una soluzione che tuteli tutti, utenti e gestori dei social. Tuttavia negli ultimi anni la questione ha avuto un certo impatto sociale: con campagne sociali e software di controllo si sta provando ad intervenire. Perspective, un software sviluppato da Google Ideas, è in grado di bloccare sul nascere la pubblicazione di commenti inappropriati, modificandone il loro contenuto offensivo. Tutto questo è molto importante per noi: oggi il virtuale è reale, e noi stessi siamo sempre più ciò che comunichiamo. Le nostre parole hanno nel bene o nel male conseguenze piccole o grandi. Le parole contano.
HATE SPEECH IS NOT FREE SPEECH

Andrea Balducci, Biagio Capacchione, Davide Milia, Giuseppe Ripa

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