Servono Meno Social?

Sempre più frequente è l’utilizzo, da parte dei giovani, di un linguaggio breve e diretto. Ma le nuove generazioni non sono le uniche a sfruttare questa tipologia di comunicazione; anche gli over -50 si sono adattati per poter rimanere al passo con i propri figli.

Una svolta decisiva è stata data dall’introduzione delle emoticons per mostrare al destinatario del messaggio i propri sentimenti e le proprie emozioni. Infatti il 19 Ottobre 2009 il sito www.adnkronos.com pubblica un articolo in cui  si afferma che “I giovani sono sedotti dalla forma rapida e incisiva delle parole, come nick per dire nome (da nickname) […], “3mendo“(tremendo), “cpt“(capito) o “xkè“(perché). Nello stesso articolo si attesta che “fino a qualche tempo fa si usava l’italiano per le situazioni formali e il dialetto per quelle colloquiali e familiari; oggi il linguaggio giovanile è diventato una realtà linguistica che sostituisce il gergo popolare a livello del parlare affettivo, emotivo e informale.” Ed è infatti così: al linguaggio formale vengono affiancati vocaboli creativi e anticonformisti. In questo modo però, si perde sempre più l’utilizzo della lingua italiana lessicalmente corretta e forbita e di conseguenza stanno diminuendo sensibilmente i giovani che si dedicano alla scrittura di romanzi o all’attività di giornalismo.

Cesare Segre in un’intervista al Corriere della Sera parla del degrado e della volgarità della lingua, e rileva il disuso dei registri diversi, dall’alto al basso, dall’aulico al colloquiale, nel linguaggio giovanile e in quello televisivo, a partire da una classe politica che “tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso”.

Sono proprio i social network e le tv a giocare un ruolo decisivo in quest’era super-tecnologica; di essi gli adolescenti non riescono a fare a meno, come fossero una droga.

La domanda che molto genitori e insegnanti si pongono è: come mai ai giovani basta ascoltare anche una sola volta una canzone per poterla imparare, mentre impiegano molto più tempo per memorizzare la Prima Guerra Mondiale o la vita di Pascoli? La risposta è abbastanza facile. Le nuove generazioni sono, dalla nascita, abituate a tale linguaggio, più che a quello più rigido e scientifico utilizzato dai libri di testo. Una domanda alla quale invece non si può ancora dare una risposta è: la lingua italiana continuerà ad evolversi? E come?

E se per salvarla cominciassimo ad essere meno prigionieri dei social?

 

Marika Basile

V Aes

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