Non uguale ma diversamente variopinto: sii diverso sii te stesso

Per un adolescente, vestirsi alla moda, avere un bel fisico, uno smartphone conta molto, perché egli vuole sentirsi parte di un gruppo, e come sui social, colui che ha pochi “like” non è popolare.

La diversità però non è solo legata al modo di pensare o di apparire, perché lo si diventa per cause involontarie di tipo fisico e mentale.

Spesso percepiamo la diversità come una minaccia, la viviamo come un ostacolo. Accostiamo alla diversità sentimenti di sospetto, ansia, paura e anziché mutare il nostro pregiudizio, lo intensifichiamo, strutturandolo nel “pensiero” della comunità in cui si vive.

Pertanto la diversità bisogna coglierla come una ricchezza vera e propria, perché la comunità ha un valore solo se formata da persone diverse.

Già Victor Hugo, nel 1831 aveva presentato senza indugi, in “Notre Dame de Paris”, l’aspetto nobile della diversità.

Quasimodo, il Gobbo campanaro, nonostante una mostruosa bruttezza (una gobba sporgente, un occhio incavato e coperto da un’enorme verruca), ignorato dai più, generosamente difende Esmeralda da Frollo ed i gendarmi.

Ciò insegna che non si dovrebbe tentennare sull’aspetto esteriore di un coetaneo, ma soffermarsi sul suo valore interiore, perché è speciale anche colui che è diverso. Ognuno a suo modo lo è.

“Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze” dice Paul Valéry, perché la bellezza del mondo sta nella sua diversità.

Buccoliero/Fornaro/ Ismaili/ Panariti /Sadikaj

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