IL VIAGGIO DELLA MORTE: Immigrazione e accoglienza

A che pro fare un viaggio che ti porta alla morte? Quest’anno in Italia il tasso d’immigrazione è stato maggiore rispetto agli anni scorsi e ciò ha portato gravi conseguenze nei centri di accoglienza per il sovraffollamento e ha favorito l’aumento del lavoro nero per lo sfruttamento della manodopera straniera a prezzi salariali molto inferiori rispetto a quella locale. Le cause principali dell’emigrazione sono molteplici: la guerra, la fame e la persecuzione politica che portano queste persone disperate a compiere questo viaggio della morte. Il viaggio inizia dalle coste nord-africane con delle imbarcazioni inadeguate al numero di persone che devono trasportare è attraversa il mediterraneo. Questo tragitto ha un costo esorbitante perché organizzato illegalmente da scafisti, che mettono a rischio la vita di queste persone non ponendosi scrupoli e a causa della mancanza della sicurezza e dei controlli sulle condizioni marittime molti muoiono. Quelli che riescono a sopravvivere vengono portati in salvo dalla guardia costiera che in questi anni ha compiuto moltissimi interventi causati dall’aumento dell’ immigrazione, poi vengono portati sulla terra ferma dove ricevono il primo soccorso da dei volontari. Dopo l’approdo vengono trasferiti in dei centri d’accoglienza dove soggiornano e ricevono i viveri. Questi luoghi, ormai, sono colmi di migranti che cercano rifugio,così vengono mandati in altri posti dove possono trovare ospitalità, tuttavia non tutti gli stati li accettano creando lotte politiche e mediatiche tra i vari stati. Un ruolo fondamentale in questa vicenda, come detto prima, viene svolto dalla guardia costiera e dai volontari che ogni giorno salvano migliaia di persone da morte quasi certa come se fossero degli angeli custodi. A mio avviso loro non vengono elogiati come dovrebbero; spero che questo fenomeno finisca al più presto perché non mi sembra giusto che muoiano delle persone innocenti a causa di vicende politiche. La mia frase preferita l’ha pronunciata uno dei rifugiati, un ragazzo: “Non sono pericoloso, sono in pericolo”. (Bono, leader degli U2)

Fabrizio Pizzutilo, Francesco Casulli  classe III B cat Plesso Anelli Castellana Grotte

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