L’EUROPA? UNA TRAGEDIA GRECA!

Ne sentiamo parlare quotidianamente, più o meno bene: c’è chi la disprezza, chi la ignora, ma in pochi ricordano che è stata “Lei” a salvarci da ulteriori conflitti, l’Unione Europea, sommersa e forse sminuita da un mare di sigle (CECA, CEE, MEC, CED, SME e tante altre che ricordare diventa impossibile). Una prima unione di popoli in Europa si ha con l’Impero Romano, ma la prima vera unione – quella pacifica – nasce dopo i due conflitti mondiali del secolo scorso. Si sente parlare per la prima volta di Europa Unita nel 1951, quando nasce la CECA. Quest’ultima, negli anni seguenti, cambia nome, affiancata di volta in volta da varie organizzazioni, ma lo scopo resta uno solo, la creazione di un’economia unica … perlomeno fino al 1992. Quel fatidico 7 febbraio 1992, fra le verdi pianure olandesi, nacque infatti l’Unione Europea, la prima vera entità che univa molti paesi europei non solo economicamente … nelle intenzioni. I primi paesi ad entrare furono i sei paesi fondatori, tra cui l’Italia, ma negli anni seguenti altri paesi ne fecero parte poco per volta. Ma cos’è concretamente oggi l’UE? Definirla in linguaggio burocratese “un’organizzazione politica ed economica di carattere sovranazionale …” non rende bene l’idea di cosa sia veramente e di quanto importante possa essere per noi e per il nostro futuro. Se provassimo a spiegarla in parole povere, potremmo definirla come qualcosa che ti permette di andare da un Paese all’altro facilmente, senza pagare tasse alle dogane e trovare la stessa moneta. Ma le cose non stanno esattamente così. Non è tutto oro quello che luccica. L’Unione Europea è qualcosa di meno banale, più difficile e complesso da realizzare. “La via da percorrere non è facile né sicura – diceva Spinelli – ma deve essere percorsa e lo sarà.” Durante i primi anni di “rodaggio” dell’UE, diversi sono stati i paesi entrati a farne parte, alcuni per arricchirsi, altri per salvarsi. Oggi per essere ammesso nell’UE un Paese deve avere dei requisiti (avere ad esempio una forma di governo democratica, che garantisca il rispetto dei diritti umani), ma fra questi manca ancora la considerazione della posizione geografica. Infatti, è impensabile che un paese ai confini con l’Oriente, come la Turchia, che possiede usi e costumi troppo diversi da quelli continentali, fondi la propria cultura con le altre. Inoltre ciò causerebbe un danno, più che ai paesi membri, al paese candidato, con un’occidentalizzazione globale e una massiccia perdita delle micro– culture locali.  Ricordiamo poi che l’UE deriva dalla “Comunità Economica Europea”, conserva quindi una certa tendenza nel trattare prima le questioni finanziarie ed economiche, che spesso vengono anteposte a tematiche ugualmente importanti, come ad esempio quella attuale dell’immigrazione (problema che l’Europa è chiamata oggi ad affrontare).Tutti sentiamo parlare alla TV degli arrivi di barconi sulle coste Lampedusane, che si stanno moltiplicando, con l’Italia ormai al collasso nella ricezione e sistemazione degli immigrati. Molti paesi europei creano barricate di filo spinato (che ricordano sempre più il Grande Muro), dimenticando che queste persone sono in pericolo più che pericolose. Nonostante le sanzioni previste e minacciate dall’UE per tali paesi, di cambiamenti concreti da parte dei governi nella gestione del problema non c’è nemmeno l’ombra. Altro problema, forse sottovalutato, è la nascita di nuovi nazionalismi, che spingono sempre più nei vari paesi ad un’uscita dall’Unione. Dopo il caso della Brexit, creano timore le imminenti elezioni francesi, con sempre più euroscettici e nazionalisti che possono fare la differenza. Se qualcuno chiedesse cosa  si pensa dell’Europa, si può rispondere paragonandola ad una tragedia greca, dove i finali sono molteplici e non si sa mai come andrà a finire. Ma al di là di tutto, ricordiamo chi ha avuto il coraggio di gettare le fondamenta per l’unione dei popoli in Europa, chi con animo nobile riuscì a progettare l’unione europea nonostante la detenzione in carcere: Altiero Spinelli, al manifesto di Ventotene, agli ideali e alle speranze in esso contenute. Sorge allora spontanea la domanda … se lui in carcere ha fatto tanto, noi da persone libere riusciamo almeno un po’ a crederci?

Leonardo D’Angola III B

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