Obliterare

Quando ero piccolo e frequentavo l’ultimo anno d’asilo, le mie maestre hanno organizzato una gita in treno per andare a Matera e visitare i sassi. Ogni bambino doveva essere accompagnato da uno dei genitori, quindi mia madre mi accompagnò e fu una giornata indimenticabile. Quel giorno fu la prima volta che prendevo il treno e quando salii le scale di quel treno il cuore mi batteva a mille, ero così eccitato che quando mi sedetti sulla poltroncina non riuscivo a stare fermo. Guardavo fuori e vedevo un panorama bellissimo pieno di prati, alberi e fiori. Mia madre mi guardava e sorrideva dicendo che bisognava stare seduti composti e non dare fastidio ai viaggiatori seduti accanto. In quel momento giunse il controllore che salutandoci cordialmente, ci chiese i biglietti. Io lo avevo in tasca e non riuscivo a trovarlo, lui paziente, attese che la mia mamma mi aiutasse e così fece un buchino nel mio biglietto, lo obliterò, quel giorno imparai il significato di un nuovo verbo. L’uomo continuò il suo lavoro, controllando tutti i biglietti dei miei amici, ricordo che continuai a guardarlo con ammirazione e rispetto. Arrivati a destinazione non volevo uscire, volevo continuare a viaggiare nel treno, ma mia madre mi disse di non preoccuparmi perché l’avremmo ripreso al ritorno. Dopo essere sceso guardai il treno che ripartiva e continuava il suo viaggio, chissà fin dove; e va via fischiando come un grande lavoratore che ama il suo lavoro.
Giuseppe Diana 1 E

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