CITTADINI DEL MONDO?

L’immigrazione è un fenomeno che da sempre caratterizza l’uomo. Sicuramente quest’ultimo nel corso del tempo ha tratto le sue caratteristiche determinati dal contesto storico a lui contemporaneo. Oggi i problemi sono altri: ogni giorno assistiamo attoniti alle notizie di sbarchi di centinaia e centinaia di uomini, donne e bambini che arrivano sulle nostre coste, in cerca di un nuovo avvenire. L’azione dei grandi mass-media porta talvolta a trascurare una corretta percezione del fenomeno: si tende a parlare di immigrati solamente quando accadono gravi fatti che attentano all’ordine pubblico; li si collega alla criminalità organizzata, si parla insomma di immigrati come un “problema”. Il problema è invece un altro, ovvero l’origine di tale fenomeno, su cui ci dovrebbe essere più informazione. I profughi siriani che giungono in Europa scappano da una guerra che ha devastato le loro famiglie, le loro case, la loro sfera individuale; giungono nelle nostre città, poiché vedono nell’Europa una società libera, qualcosa di molto simile a una sorta di “mondo nuovo”, proprio quello che cercavano i nostri connazionali siciliani, calabresi e pugliesi il secolo scorso. Occorrono per questo nuove politiche di integrazione, che si scrollino di dosso il giudizio e la visione di alcuni politici che riconoscono in questa gente solo un ostacolo o, ancor di più, “coloro che ci sottraggono il lavoro”. Bisognerebbe iniziare davvero a parlare di integrazione sociale basata su idee ben precise e progetti concreti, come centri di accoglienza e formazione che sostengono gli immigrati. Purtroppo si pagano le conseguenze di ritardi culturali ed istituzionali, ma anche di processi mentali. Ovviamente l’integrazione necessita di una sedimentazione temporale ma anche generazionale: è complessa, ma utile e necessaria per la nostra Europa, che deve riscoprire la sua anima accogliente e dinamica verso “l’altro da sé”. Dovremmo iniziare a comprendere che senza dubbio questi flussi migratori cambieranno il volto dell’Europa. Per questo è necessario iniziare ad attuare un processo di assimilazione e promuovere la necessità di seguire i canali dell’integrazione, quali i corsi obbligatori di lingua ed i diritti connessi al loro stato sociale. La gente con il tempo deve iniziare a comprendere che questi migranti sono una risorsa, persone con cui condividere l’esistenza, apprendere e crescere. L’immigrato non è colui “che ha il colore diverso della pelle e deve tornare al proprio Paese”, ma è colui con cui devo convivere, perché ognuno di noi è cittadino del mondo, ma ancor di più perché siamo esseri umani e l’accoglienza è una caratteristica fondamentale del vivere bene e in pace.

Alessia Nino

4^D

Liceo Scientifico Statale Enrico Fermi, Bari

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