La musica liberata di Francesco Lotoro

Nel 1988 il pianista e musicista Francesco Lotoro, nostro concittadino, ha raccolto pazientemente un foglio, un indirizzo, un ricordo e anche una singola nota, per ridare dignità a chi l’ha persa per sempre, a causa di una prigionia assurda, dando vita ad un sogno, con una testardaggine proverbiale, avvicinandosi alla musica dei compositori ed artisti, deportati nei campi di concentramento di tutto il mondo.

Aiutato da pochissimi collaboratori fidati, sua moglie Grazia Tiritello, il suo amico di una vita Paolo Candido, l’obbiettivo è tutelare l’immenso patrimonio cartaceo, fonografico e videografico recuperato, e continuare ancora fin dove è possibile.

La storia di questo grande sogno è stata raccontata in un docufilm, ”Maestro”, dal registra Franco Argentino Alexandre Valenti, proiettato in anteprima a Barletta il 19 gennaio.

Il pubblico presente in sala ha potuto ascoltare “dal vivo” alcuni brani che appartengono alla collezione della musica nei campi.

Le prime scene del film ritraggono la città di Barletta, dove tutto ha avuto inizio e la storia del Maestro si conclude cinematograficamente parlando a Barletta.

Come mai? Qual è il messaggio?

Da una stanza strapiena di carte, CD, raccoglitori, cassette, fogli, appunti, supporti fonografici, due pianoforti, scatole gonfie di spartiti, provenienti da Praga, Berlino, Brno, Parigi, Amsterdam, Auschwitz, Dachau, Terezin, la musica può viaggiare in tutto il mondo ed essere finalmente libera di essere canticchiata anche sotto la doccia.

Nei campi di lavoro e di concentramento i compositori ebrei componevano musica.
La ricerca della “musica della vita” comprende il periodo che va dal 1933 al 1945. E’ un repertorio enorme, quello raccolto da Lotoro; melodie, canzoni, sinfonie, concerti, creati da ebrei, zingari, prigionieri politici, soldati e ufficiali di molte nazionalità. Più di 4000 spartiti, con melodie composte per cantare la vita in quelle fabbriche di morte, finalmente liberate dal vivo in concerti tenuti a Roma, Milano, New York, Los Angeles, Dachau, Bruxelles, Tel Aviv.

Lotoro spiega che il film mostra la sua “Caccia” a manoscritti e spartiti, andati dispersi dopo la guerra. Musica scritta su qualsiasi cosa, sacchi di Juta, carta igienica, ritagli di stoffa o sopravvissuta nella mente di chi li custodisce.

Una lotta contro il tempo, perché, ogni mese, un sopravvissuto o un suo discendente muore, e, con lui, un pezzo di musica scompare per sempre.

Tra qualche anno, proprio a Barletta nascerà la Cittadella della Musica Concentrazionaria, un grande libro di storia della musica del ‘900 che romperà il silenzio di 70 anni.

Alessandro Lotoro I C

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