NEW FOOD GIAPPONESE CONTRO LA TRADIZIONE. CHI LA SPUNTERÀ?
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È una moda. È una consuetudine. È abitudine. La cucina giapponese e in modo particolare il “sushi” da qualche tempo, sembra aver conquistato davvero tutti, dai più piccoli, ai ragazzi in modo particolare, senza risparmiare gli adulti: basta guardarsi attorno, anche in Italia, per averne la prova. Secondo la rivista Business Week, si contano più di 24 mila ristoranti giapponesi fuori dal Giappone. È un vero e proprio fenomeno moderno, sebbene questa cucina pare sia stata introdotta in Occidente nel 1953, quando il principe Akihito offrì del sushi ad alcuni ufficiali americani durante un ricevimento all’ambasciata giapponese a Washington.
Questo “fenomeno sushi” ha attecchito anche nella nostra regione, la Puglia, così densa di storia culinaria, conosciuta in tutto il mondo per i gusti forti, per i prodotti freschi e per i mille sapori della terra e, in modo particolare, del mare; una regione bagnata dall’Adriatico e dallo Ionio, dove è molto alto il consumo del pesce tra la popolazione. Ma c’è differenza, tra sushi e pesce nostrano, tra la nostra tradizione e la cultura giapponese: non si tratta di essere conservatori o altre questioni affini, ma di difendere la nostra tradizione millenaria ormai bombardata dalle nuove mode che, come ben si sa, attirano tutti, ma si spera siano momentanee.
Il termine tradizione viene dal latino traditio e dunque dal verbo trans- ducere, consegnare a, consegnare oltre. A chi? Ovviamente ai nostri figli, nostri eredi, eredi della terra che li ha generati. Sarebbe bello consegnare loro, oltre ad un patrimonio culturale immenso, anche i nostri sapori, quelli che hanno caratterizzato e stupito generazioni intere. Dal buon pesce crudo barese ai sapori dell’entroterra. Come fare? Certamente non boicottare questi nuovi posti “All you can eat”, ma saper sempre variare, consapevoli di tutto quello che ci appartiene e che non passerà mai di moda.

Alessia Nino
4^D
Liceo Scientifico Statale Enrico Fermi, Bari

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