Immigrazione

L’immigrazione è da sempre presente nella nostra storia, in particolare il popolo italiano ha attraversato entrambe le fasi, passando da un paese di emigranti ad uno di immigrati. In più occasioni si è infatti registrato un potentissimo flusso migratorio da ogni parte d’Italia verso l’America. La fame, la povertà, la mancanza di un lavoro sono da sempre i motivi principali che spingono persone disperate ad abbandonare i propri cari e la propria patria, in cerca di un futuro spesso incerto. Giunti in America, però, gli immigrati italiani furono costretti a subire ogni tipo di umiliazione: estenuanti visite mediche, un periodo di quarantena cercando di annullare ogni possibile malattia mediante l’utilizzo del DDT, alloggi fatiscenti e lavori che nessun americano avrebbe mai accettato di svolgere.
Non è forse un significato negativo quello che spesso si attribuisce all’aggettivo “immigrato”? Basti pensare a come quest’ultima parola sia ormai utilizzata per descrivere unicamente persone provenienti da paesi considerati poveri a livello economico e sociale. Tra un cittadino, ad esempio tunisino, scappato dalla propria terra e diretto in un Paese europeo e un cittadino, ad esempio italiano, fuggito verso il medesimo Paese non vi è alcuna differenza sostanziale. Eppure la società sembra non pensarla così: il cittadino italiano sarà infatti considerato come un “cittadino straniero”, quasi a voler nascondere con vergogna il fenomeno che ha portato anche lui oltre i confini della propria terra.
Il tasso d’immigrazione in Italia, però, non è dei più alti in Europa eppure è quello a fare più scalpore. La motivazione va cercata nella gestione del fenomeno nel nostro Paese. All’uomo è sempre stato insegnato che per ricevere qualcosa bisogna prima meritarsela. Cosa succederebbe se tutto fosse concesso ad una persona? Questa diventerebbe viziata. Lo stesso vale per gli immigrati. Bisognerebbe dare loro la possibilità di guadagnarsi ciò di cui hanno bisogno, mediante un lavoro dignitoso, che gli permetta di sentirsi Persone integrate in una società e non più solo “immigrati”.
Per quanto ci si sforzi, convivere con persone di differenti culture comporta delle difficoltà. Di fronte al fenomeno dell’ immigrazione si teme infatti di perdere le proprie usanze e tradizioni, a favore di un multiculturalismo spesso frainteso e mal definito. L’uomo è un animale sociale che comunica, si confronta e si integra. La storia dell’uomo non è data altro che da una continua integrazione e molteplici incontri che danno vita ad un intreccio di vicende. E’ possibile integrarsi solo quando, raccontando le proprie esperienze, si abbattono muri e pregiudizi.

Francesca Saggese
Michele Penza
IV A S.I.A.
Giannone-Masi, Foggia

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