A Latinis litteris… to Cisco!

INTERVISTA A CLAUDIO DE SANTI

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Difficilmente ci verrebbe mai in mente di chiedere se esista un collegamento tra il latino e un router per internet. Apparentemente niente di più distante: sarebbe come pretendere di paragonare Giulio Cesare a Bill Gates. Eppure, da questa sorprendente intervista, parrebbe proprio emergere il contrario.
Claudio DeSanti, un membro del Data Center Group della Cisco Systems, importante azienda statunitense incentrata sulla produzione e fornitura di apparati di networking con sede a San Jose, in California è impegnato nell’ambito del Data Center networking e delle tecnologie del Cisco’s Unified Computing System. Rappresenta la Cisco System a livello nazionale ed internazionale, in diverse associazioni del settore. Ha vinto molti premi e riconoscimenti, incluso l’INCITS 2010 Service Award e l’INCITS 2008 Technical Excellence Award. E’ italianissimo, certaldese come Giovanni Boccaccio, si è laureato ed ha conseguito il dottorato di ricerca in computer engineering presso la Scuola Superiore Sant’Anna a Pisa.
Nonostante ci abbia raccontato di essere molto impegnato a causa di una moglie in dolce attesa, il dottor De Santi si è gentilmente messo subito a nostra disposizione e ci ha permesso di pubblicare quest’intervista, impreziosita dalle sue interessanti risposte.

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– Ci racconti qualcosa che non sappiamo del suo lavoro, dottor De Santi.

Il grosso del mio lavoro riguarda la definizione di protocolli per lo scambio di informazioni tra sistemi di calcolo eterogenei. Il significato di questi paroloni è che lavoro per definire i linguaggi che i calcolatori usano per parlarsi. Internet è l’esempio più conosciuto. Non importa se usi un calcolatore con Windows, un Apple iPhone, un telefono Android di Samsung, o un Macintosh: tutti questi sistemi sono in grado di parlarsi usando i protocolli di Internet. Internamente questi sistemi usano convenzioni diverse per memorizzare le informazioni o per elaborarle, tuttavia parlando un linguaggio comune sono in grado di comunicare. Più o meno come io e mia moglie: io sono italiano e spesso penso in italiano, lei è cinese e spesso pensa in cinese, tuttavia conosciamo un linguaggio comune, l’inglese, che ci permette di comunicare. Questi “linguaggi” per calcolatori altro non sono che insiemi di regole e convenzioni, protocolli appunto. Ce ne sono diversi che permettono ad un data center di funzionare. Talvolta c’è la necessità di definirne di nuovi, altre volte c’é bisogno di aggiornare gli esistenti per aggiungere nuove funzionalità. I protocolli vengono definiti in gruppi di lavoro eterogenei che includono il più possibile tutte le parti in causa, gruppi chiamati comitati di standardizzazione. Il lavoro è a meà tra il tecnologico ed il politico e questi comitati ricordano dei piccoli parlamenti. Il risultato del lavoro di questi “parlamentini” sono le “leggi” che definiscono i protocolli, documenti comunemente chiamati “standard”. Ecco, questo e` il grosso del mio lavoro: definire gli standard che stabiliscono i protocolli per la comunicazione tra calcolatori eterogenei nell’ambito del data center.

– Lei è italianissimo e lavora in America: come è stata la sua esperienza di immigrazione? So che alcune aziende comprano le green card a carissimo prezzo, pur di tenersi i dipendenti più interessanti e produttivi.

La mia esperienza di immigrazione è stata relativamente semplice. Sono stato assunto dalla Cisco subito dopo avere completato il perfezionamento alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con un visto da “apprendista” (il visto J-1). Dopo pochi mesi sono piaciuto, sono stato assunto a tempo pieno ed il mo visto è stato trasformato in un visto da lavoratore professionista (visto H-1B). Successivamente la Cisco mi ha ottenuto il permesso di soggiorno permanente (la “green card”). I licenziamenti avvenuti a seguito del crollo mercato azionario del 2001 hanno reso l’ottenimento della green card più complicato del previsto, comunque, alla fine del 2004, è arrivata. Dieci anni dopo ho richiesto anche la cittadinanza e ora sono cittadino americano, oltre che italiano.

– Quali differenze sostanziali trova tra l’etica del lavoro americana e quella italiana?

La mia esperienza lavorativa italiana è molto limitata, essendo appunto passato dall’università a Pisa direttamente alla California. La sensazione generale è che in Silicon Valley puoi trovare piu` attenzione per le tue capacità personali che per la tua posizione.

– È cambiato qualcosa nel suo rapporto con la nazione che la ospita dall’elezione del presidente Trump?

Sì… Non leggo più le notizie di politica per evitare di vomitare. Anche se devo dire che la politica italiana degli scorsi anni mi ha vaccinato in tal senso.

– Che cosa ne pensa del rapporto tra studi umanistici e tecnologia? Secondo lei, chi possiede una formazione umanistica può aspirare a lavorare in un ambito come il suo, che può definirsi tecnologico-scientifico?

Decisamente sì. Come ho già spiegato il mio lavoro è un po’ a metà tra il giurista e l’ingegnere. Quel che importa è la tua mente e la tua capacità di imparare. C’è sempre da imparare. I problemi che ti trovi di fronte nella vita reale non hanno le soluzioni in un libro che hai studiato precedentemente. Se conosci già la soluzione vuol dire che non sei di fronte ad un problema di avanguardia. Quel che importa sono i processi mentali che usi per risolvere una situazione su cui non hai esperienza pregressa. Se studi per imparare ad imparare avrai successo, importa meno se l’argomento con cui hai allenato la tua mente è umanistico o scientifico. Se studi solo per ricordare quel che è scritto in un libro… beh… ti sarà più difficile avere successo.

– Può dirci qualcosa del suo rapporto col latino e come ritiene che esso abbia contribuito a formare la sua mente e personalità?

Il mio primo approccio col latino non e` stato dei piu` felici. Avendo un piu` alto interesse per le materie scientifiche, non capivo perche’ mai dovessi studiare quella roba. Tuttavia, ai tempi del liceo, cantavo pure nel coro parrocchiale. Li’ ho scoperto il canto gregoriano: bellissimo ed in latino! Questo ha avuto un impatto profondo per cambiare il mio rapporto con questa lingua. Successivamente ho imparato ad apprezzare la sua struttura, basata su regole precise. Ed ora, guarda un po’… Lavoro per scrivere regole precise per linguaggi tra calcolatori.
Per chiudere, una nota di colore circa il latino ed il mio lavoro: per il primo standard di cui sono stato technical editor ho pensato che sarebbe stato simpatico scrivere l’introduzione in latino… e sono riuscito a mantenerla durante l’intero processo di standardizzazione! Ad oggi c’è uno standard ANSI (American National Standards Institute) con un’introduzione in latino. Lo standard e` relativo a sicurezza per il protocollo Fibre Channel, e si chiama FC-SP (Fibre Channel – Security Protocols). Ecco l’introduzione:

“Haec norma una ex Fibre Channel praecipuis rationibus est, quae in familia colliguntur. Quae singulos mores describit quibus uti possumus ad tutelas augendas Fibre Channel nexus. Praesertim mores definitos continet ad rebus Fibre Channel fidem tribuendam, ad occultas claves constituendas, ad rationes agendas quae integritatem et secreta de omnibus contextibus praestent, ad principia in nexu quodam Fibre Channel definienda et distribuenda.

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Emanuele Vito Ostuni, Antonella Zupo, IV C
Referente: prof.ssa Luisa Brattico

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