IL VERO VOLTO DELL’IMMIGRAZIONE

Spostarsi è un’attività insita nella natura umana. Per molti lo spostamento è un viaggio, allo scopo di conoscere nuovi posti e culture diverse. Per molti altri, invece, si tratta di una migrazione, una scelta obbligata per sfuggire a condizioni di vita che è riduttivo definire sfavorevoli. La migrazione è un fenomeno sempre esistito, sia per necessità di sopravvivenza che di miglioramento della propria condizione. Basti pensare all’emigrazione della popolazione italiana verso l’America tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, spinta dalla crescente povertà del Paese. I fenomeni migratori moderni interessano la parte meridionale del continente africano, punto di aggregazione per persone provenienti dall’Africa continentale o dal Medioriente. Sono tanti e diversi i motivi che spingono a questo esodo dall’esito incerto; ad esempio continue lotte e bombardamenti che rendono invivibili le città, diversità religiose o politiche, oppure futili motivi di discriminazione, che per la nostra cultura sono tanto strani quanto inaccettabili (si pensi che in Ghana sono puniti con la reclusione il fumo in pubblico e l’omosessualità).

Innumerevoli barconi partono ogni giorno alla volta dell’Europa, in particolare verso l’italiana Lampedusa, che da anni ormai rappresenta l’approdo più vicino al sogno europeo per i disperati in fuga. Un approdo non sempre raggiunto da tutti per svariati motivi, ad esempio a causa delle intemperie marittime a cui i fragili barconi non reggono; oppure le scarse condizioni igieniche e di spazio, che rendono il Mediterraneo un mare di sangue. Spesso ci si arrocca in un arrogante ed egoistico pensiero, tacciando gli sfortunati migranti di voler invadere i nostri territori e rubare le nostre risorse. È comprensibile, vista la quasi assente cooperazione tra Italia ed Europa oltre che le convenienze di alcune associazioni che gestiscono il flusso e l’accoglienza dei migranti, che tali luoghi comuni si diffondano; infatti il clima politico di timore, insicurezza e incapacità gestionali, che gravita attorno al fenomeno, non è affatto rassicurante. Tuttavia non va né tralasciato né messo in secondo piano il lato umano della triste vicenda; le vite di migliaia e migliaia di persone sono messe in pericolo, se non addirittura perse, e scalfite per sempre da una condizione di paura e disagio. L’esistenza di un migrante (che prima di tutto è un essere umano), se non adeguatamente supportato e messo a proprio agio, rimane segnata da uno struggente senso di vuoto. La vera sfida sarebbe instaurare un’organizzazione internazionale non solo per gestire meglio i fenomeni migratori, ma anche per fermarli, migliorando le condizioni di vita nei Paesi che danno origine ai flussi.

 

V A Inf. IIS Pentasuglia- Matera

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