“Io sono di cioccolata, tu no!” Un pomeriggio primaverile dai gusti africani

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Scuola come formazione, scuola come luogo di integrazione: non è solo un motto pubblicitario, ma è il nostro modus vivendi, ormai. La mattina del 26.04.2017 gli alunni delle classi V dell’Istituto IIS “G.B. Pentasuglia” di Matera e la Cooperativa Auxilium hanno collaborato presentando la storia di Raphael e Sylla e il lavoro instancabile dei professionisti che si occupano, quotidianamente, delle vite di chi ha lottato contro la morte nei nostri mari per il sogno di una vita migliore.

Sylla ha raccontato di essersi inserito perfettamente nella comunità, anche grazie alla squadra di calcio e ai suoi compagni che, tra un assist e un fuorigioco, gli hanno permesso di vivere momenti di libertà. Sylla parla fluentemente l’italiano e, dopo un anno dal primo giorno in cui ha visto i Sassi, è perfettamente integrato nella nostra comunità. Ascoltando le sue parole, ho pensato: chissà Junewie!

Il tempo di fare qualche telefonata e posso rivederla. L’appuntamento con Junewie è alle 16.30. Cinque anni, congolese, l’ho conosciuta qualche mese fa dopo il funerale di sua madre, morta annegata per salvare suo figlio mentre fuggivano dal proprio paese. Ho pensato spesso a lei in questi mesi e oggi provo ad intervistarla per vedere come procede la sua vita, perché è fondamentale non solo l’accoglienza, ma anche l’integrazione.

Junewie mi racconta che quest’anno frequenta il primo anno di scuola materna qui a Matera e che in classe viene costantemente seguita da una maestra “che si è appena tagliata i capelli!”, a cui è molto legata e con cui preferisce trascorrere le sue mattinate scolastiche. Ammette di essere felice di andare a scuola accompagnata dal papà ma, in cuor suo, è gelosa del suo fratellino che rimane a casa. La vera novità è che Junewie ha cominciato il corso di danza grazie a un’amica del padre e ha imparato velocemente vari passi che si diverte a mostrare a qualsiasi persona le si presenti davanti. Tra un arabesque e un grand jeté, noto con piacere che, benché ogni tanto usi ancora qualche termine francese, in pochissimi mesi ha imparato a parlare in modo spigliato l’italiano, segno della sua perfetta armonia con le sue compagne italiane, di cui sa fare persino “una graduatoria di preferenza”.

Nonostante tutto quello che ha passato, rimane una bambina solare e affettuosa, che vede solo in modo positivo gli altri e cerca sempre un contatto, un sorriso. L’allegria non le impedisce di rispettare le regole, dall’ascolto attento di un adulto all’attesa dello spuntino imposta dal papà, e la sua educazione non nasconde momenti in cui si offende se non riceve le attenzioni desiderate, da perfetta bambina.

Durante l’incontro a scuola, Sylla ci ha spiegato la sua totale integrazione nell’Università della Basilicata, qui a Matera, avvenuta soprattutto grazie ai suoi compagni di corso; parallelamente, Junewie ha dimostrato con le sue parole come la scuola e lo sport rappresentino due tappe fondamentali per conoscere ed entrare a far parte di una comunità. Solo una piccola riflessione amara: per i ragazzi più grandi l’integrazione scolastica risulta più semplice, in quanto è garantita anche dai coetanei; per i più piccoli, invece, il ruolo fondamentale è giocato dalle insegnanti e dalle istituzioni in generale, che probabilmente devono ancora completare  il processo di integrazione sociale.

Spesso nella vita vengono ribaltati i valori di “grande” e “piccolo”, “mio” e “tuo”, “negativo” e “positivo” e Junewie mi ricorda che a me manca qualcosa rispetto a lei… sì, a me manca la melanina! Perché, concludendo la nostra chiacchierata, mette le nostre mani palmo a palmo e mi dice, quasi prendendomi in giro: “La mia mano da un lato è caffè, dall’altro cioccolata. Io sono di cioccolata, tu no!”

 

Laura Rebecca Mariapia Papapietro, V A LSSA – IIS Pentasuglia Matera

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