Quell’indimenticabile pomeriggio a Bari Vecchia

Quel sabato sembrava dovesse essere come tutti gli altri. Solita partita a tennis la mattina, i compiti, il pomeriggio e la sera qualche puntatina in un pub o in qualche pizzeria. All’ improvviso invece mia madre mi chiese se volevo fare una passeggiata in centro con i miei compagni di scuola. Eravamo solo in quattro e l’appuntamento era alle sei in punto in Via Sparano. Quando arrivarono tutti i miei amici, le nostre mamme si raccomandarono tanto di non allontanarci e di soprattutto di non avventurarci nel centro storico perché pericoloso. Senza neanche pensarci due volte, invece, facemmo l’esatto contrario, convinti che le mamme tendono sempre ad esagerare per spaventare i propri figli. Ci sbagliavamo di grosso e ce ne rendemmo subito conto. In men che non si dica perdemmo l’orientamento in quelle viuzze buie e strette e come se non bastasse, Google Map non

funzionava a causa della scarsa ricezione. Ormai sapevamo che niente e nessuno poteva salvarci da quel gruppo di mocciosi che, con circa un anno o due in meno di noi, ci inseguiva e che dovevamo cavarcela da soli. Avevano l’aria piuttosto arrabbiata e imbronciata, quindi ci limitammo solo a guardarli. Purtroppo ci facemmo sfuggire una parola di troppo e così iniziarono ad insultarci, a spintonarci e ad offenderci parlando un dialetto davvero incomprensibile. Io non sapevo cosa fare. L’ ansia ma soprattutto la paura stavano prendendo il sopravvento. Così decisi, appena imboccata la prima curva, di scappare il più in fretta possibile, disinteressandomi dei miei compagni. Non appena mi resi conto di essere riuscito a seminarli, però, fui consapevole che mi ero perso. Quelle

stradine senza uscita mi portavano sempre allo stesso punto e sembravano quelle di un labirinto. Così chiamai subito mia madre mentre cercavo un negozio dove aspettarla. Ma non fu così semplice. Sembrava come trovare la perla in un’ostrica e solo dopo tantissimo tempo riuscii a scorgere in lontananza l’insegna di una macelleria dove mia madre venne a riprendermi e dove fortunatamente si concluse la mia disavventura. I miei amici invece mi hanno raccontato che oltre a ricevere spintoni hanno anche avuto calci e pugni da una ragazza più grande che era stata chiamata da uno di quei delinquenti. Per fortuna alla fine anche loro hanno trovato un negozio dove nascondersi altrimenti non voglio nemmeno immaginare come sarebbe andata a finire. Non dimenticherò mai questa terribile esperienza che mi ha insegnato che ogni giornata è come una favola. Non si sa se ti farà piangere, emozionare o ridere ma sicuramente ti aiuterà a crescere.

 

Michele Di Cosola 3^ C

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