Intervista (non troppo impossibile) a Marco Belinelli

“Buonasera sig. Belinelli vorrei chiamarla Marco se me lo consente e senza togliere spazio al suo dire vorrei con una sola domanda chiederle tutto quanto. Come sei diventato una stella del basket?”.   “Se uno ha un desiderio lo può realizzare ma solo se si impegna ed è convinto.
La volontà è più forte del talento, tutto ha avuto inizio con i miei 11 anni e la mia statura non eccessivamente elevata. Tutti dicevano che non ce l’avrei fatta e ripetevo a me stesso, Io continuerò a impegnarmi e tutti quelli che mi hanno offeso vedranno quanto sono bravo. Tutto si può fare se lo si fa con passione.
Oggi sono diventato un campione di basket, tutti quelli che mi offendevano vogliono essere miei amici.
Sapevo che un giorno sarei diventato ciò che sono.
Tanti sono stati i sacrifici che ho dovuto fare, non sono mai o quasi mai andato a gite scolastiche, son sempre dovuto andare a letto presto. La mattina mi dovevo svegliare presto per allenarmi, avevo poco tempo per stare con la famiglia e con gli amici.
I sacrifici fanno parte della vita: è importante riuscire a gestirli in maniera positiva ed andare avanti.
Ancora oggi continuo ad allenarmi duramente e nel frattempo ero diventato più alto dei miei amici dispettosi, addirittura ero più alto di mio padre.
In una partita feci quasi tutti io i canestri, sentivo che in molti gridavano il mio nome con felicità. Facevano il tifo solo per me.
Questi momenti emozionanti non facevano altro che premiare la mia grande volontà e dedizione negli allenamenti. I miei genitori erano orgogliosi di me perché ero diventato uno dei giocatori più bravi al mondo. Un giorno il mister ci annunciò di una partita con avversari molto forti io insieme alla mia squadra ci allenammo molto, tanti tiri al canestro da lontano, tanti giri di campo, piccole partite. Prima di scontrarci con questa squadra molto forte dovemmo vincere con altre squadre, quindi affrontare un torneo. Il primo giorno affrontammo la prima squadra e per me fu facile scartarli, infatti, furono sconfitti da noi, così fu anche nella seconda partita anch’essa fu piuttosto facile ma nella penultima partita, lì potevo dire che era difficile, cominciammo a giocare eravamo in parità, mi dimenai e con velocità presi possesso della palla e scansando tutti feci un grande salto e un bel canestro. La mia squadra urlava il mio nome con felicità. Alla fine dell’ultimo round ero un po’ spaventato, tutti i canestri fatti furono subito equiparati dagli avversari e cosa peggiore fu la mia caduta. Proprio così, perdemmo la parità perché io caddi a terra e mi slogai una caviglia e poi…immaginate il dopo…
Appena dopo essermi ripreso fisicamente e dalla sconfitta chiesi una rivincita che fu subito accettata. Iniziammo a giocare, questa volta però con una nuova strategia, sembrava tutto perfetto avevamo vinto il primo round. Ma al secondo round ci fu parità, proprio come la scorsa partita, anche se preoccupato, non mi persi d’animo, infatti lottai fino alla fine, sino a quando l’ultimo mio canestro ci fece assaporare la tanta desiderata vittoria.
Quello che ho capito è che non bisogna mai perdersi d’animo e mai e poi mai arrendersi.
Oggi sono quello che tu hai detto, una stella del basket e devo molto oltre alla mia voglia di andare avanti per perfezionarmi anche alle persone che mi hanno aiutato a brillare e mi riferisco a tutti quelli che amo specialmente i miei genitori.

Antonio Vinci

1^ A

Sc. Sec. 1° grado “G. Calò” – Ginosa (TA)

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