E CHE BACCALA’ SIA
baccala-sant-omero

Ma che ingegno i nostri nonni! Trovavano il modo per mangiare bene nonostante le restrizioni della religione.  Tutte Le vigilie delle feste importanti non si poteva mangiare carne per cui nel nostro paese si era soliti mangiare pesce. Ma il pesce era troppo costoso per cui si sceglieva il baccalà. Il baccalà veniva comprato in pezzi interi, detti  ali; erano esposte nelle salumerie e l’odore si diffondeva anche per le strade. Una volta comprato veniva fatto a pezzi e ammollato per circa cinque-sei giorni, avendo cura di cambiare l’acqua; questa procedura serviva a dissalare il pesce che altrimenti sarebbe stato difficile da gustare perché troppo salato. Ma più che una penitenza era davvero una prelibatezza perché veniva preparato con salsa di pomodoro, capperi, e si usava condire una pasta fatta in casa, la sagna, tagliata a mano grossolanamente. Per mettere a posto la coscienza si era soliti condire non con formaggio, principe delle tentazioni gastronomiche, ma con la mollica di pane fritto. Il sugo di carne era per il giorno dopo. Oltre che col sugo veniva anche fritto in pastella, arrostito sui carboni e condito con pinzimonio e perché no, inserito nelle pettole fritte e calde calde. Ora è diventato un piatto prelibato, servito nei migliori ristoranti, però il sapore , secondo me, ricorda ancora le Vigilie della tradizione cristiana e delle nostre famiglie. Ah, dimenticavo, lo mangiamo ancora eh!

Giulia Balsamo, 3A

Secondo Istituto Comprensivo Statale di Ceglie Messapica (BR)

Scuola Secondaria di Primo Grado ‘L. Da Vinci’

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