Cape du Turk

Visitando le contrade e le vie del centro storico di Bari qualche turista potrebbe alzare lo sguardo e notare la testa di un uomo turco baffuto in rilievo sull’architrave di una casa di Via delle Querce al numero 10.La scultura con la testa mozzata “appartiene” all’emiro turco Mufarrag che governava sulla città dall’840. Al quel tempo i nostri antenati baresi credevano nella leggenda di due befane, che, nella notte tra il 5 ed il 6 dicembre, erano solite comparire. Una buona regalava doni e l’altra cattiva dava la morte a chiunque incontrasse. L’emiro non credeva in questa leggenda e per beffarsi degli abitanti di Bari decise di sfidare la Befana cattiva e nella notte fatidica, armato solo della sua fida scimitarra, si avventurò per i vicoli deciso ad affrontarla e a vincerla. Ma l’esito non fu per nulla positivo per l’emiro perché la Befana cattiva, appena lo vide, con un rapido colpo di falce gli mozzò la testa, che rotolò per vicoli e corti… Ma la leggenda non è finita qui: la testa del Turco si conficcò fin sotto la porta di quella casa, ma per allontanare il suo spirito i baresi distrussero l’edificio e ne costruirono uno nuovo.Tempo dopo, durante una calda notte d’estate, una vecchietta vide per strada un ragazzo a cui chiese cosa facesse in giro a quell’ora. Quel ragazzo era il Turco, tornato per andare a occupare nuovamente il “suo spazio” nella facciata della casa. Questa leggenda, legata alla tradizione popolare e tramandata da secoli, contiene un pizzico di verità, dal momento che fa riferimento al periodo in cui Bari subì la dominazione araba, divenendo sede di un emirato dipendente da Baghdad (840-870 circa).In quegli anni i baresi appresero dai Saraceni tutto ciò che potesse tornar loro utile: le tecniche per lo sviluppo dei traffici marittimi, l’uso di indumenti e stoffe orientali, l’assimilazione di tecniche edilizie e musicali e l’introduzione di vocaboli della lingua araba che persistono ancora oggi.La leggenda ci vuole ricordare il valore delle tradizioni e della cultura del popolo, che non possono essere sfidate impunemente, né dimenticate: chi lo fa perde la vita in senso reale e metaforico. Una “Testa di Turco” fa mostra di sé anche nel cortile del Palazzo Bianchi-Dottula.

 

Christian Modugno 1^E

 

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