LA NUOVA FRONTIERA DELLA COMUNICAZIONE

E’ molto strano per me ascoltare i miei nonni quando raccontano di come loro comunicavano quando erano ragazzi! L’altro giorno, ad esempio, mi hanno raccontato del periodo in cui il nonno prestava il servizio militare a Firenze. Lui e mia nonna, all’epoca, erano fidanzati e si sentivano a volte telefonicamente tramite dei telefoni a gettoni. Oggi scomparsi del tutto. Inoltre, avevano la “sana abitudine”, così dice mia nonna di scriversi delle LETTERE, che imbucavano nelle cassette della posta di metallo, rosse, distribuite per le strade del paese. I miei nonni conservano ancora una scatola di legno intagliato, un vero e proprio cimelio, colmo di lettere reciproche e di cartoline. Quando le ho viste, ho avuto la sensazione che i nonni mi stessero mostrando fonti antiche di un certo valore storico e culturale, oltre che affettivo per loro due. Ho provato un certo interesse e poi ho anche riflettuto. Noi, oggi comunichiamo in un modo totalmente diverso, più rapido e breve anche per questioni importanti preferendo i messaggi attraverso la rete internet. Grazie ai telefonini riusciamo velocemente a scrivere oppure a registrare la nostra voce e in un baleno entriamo in contatto con persone vicine e lontanissime. Quando adoperiamo WhatsApp per lo meno i messaggi restano qualcosa di privato tra le due persone interessate, molto spesso, invece, ci confrontiamo su temi di ogni genere attraverso i social, come INSTAGRAM o FACEBOOK, rendendo pubblici tutti i nostri pensieri e sentimenti. Una vera e propria rivoluzione della comunicazione. In un primo momento, dunque, ho trovato antiquate quelle lettere e ho pensato che la rapidità con cui comunichiamo noi tramite la posta elettronica, i social o il telefonino contribuisca ad avvicinare le persone lontane. Cosa bellissima ed in parte vera: basti pensare che due amici lontani, oppure un genitore che vive distante dal figlio possono conoscere in tempo reale i movimenti e gli stati d’animo l’uno dell’altro. Riflettendo, meglio, però la sensazione che ho provato dopo aver visto quello scrigno, è cambiata; di colpo lo scrigno era un vero tesoro indistruttibile a differenza del nostro modo di comunicare un po’ “usa e getta”. Quale fine fanno i messaggini, i tanti cuoricini e gli “emoticon” che inviamo quotidianamente? Ci ricorderemo di essi tra 40 anni?  Sono perplesso! I messaggi inviati dal telefono potrebbero sembrare tutti uguali e impersonali, mentre le lettere scritte e spedite a mano, trasudano di individualità e sono più personali. La scrittura di ognuno di noi trasmette qualcosa, le ansie, le paure, le gioie, le fatiche, anche dopo 40 anni: questo ho pensato nel vedere le parole scritte nelle grafie dei miei nonni, completamente diverse fra loro, su quella carta ormai ingiallita. Su quei fogli scritti a penna c’era l’amore, il desiderio di due giovani di raccontarsi qualcosa e, non certo parole scritte in formato telematico, magari abbreviate nello stile tipico dei telefoni e un po’ anonime. Mia nonna mi ha raccontato anche dell’ansia che lei provava ogni volta che il postino arrivava a casa e del batticuore quando lui le lasciava una lettera indirizzata a lei. Credo, insomma, che la rapidità della nuova frontiera delle comunicazioni, ci avvicini solo in apparenza, in realtà ci allontana, ci spersonalizza e ci impoverisce un po’ rispetto al passato.

Andrea Falco 1^ B

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