“Cultura e Memoria del Territorio”

Non si può parlare di Cultura e Memoria del Territorio della città di Bari, senza soffermarsi, a mio avviso,  su uno dei riferimenti tra i più famosi di Bari nel mondo, anche per il recente G7 dell’Economia, che non a caso ha visto ospitare gran parte delle riunioni dei Ministri dell’Economia: il Castello Normanno-Svevo-Aragonese. Esso sorge, probabilmente, su di una antica fortificazione greca o romana. Iniziato intorno al 1131 da Re Ruggiero II il Normanno, venne poi distrutto dagli stessi Baresi, intolleranti al dominio normanno. Nel 1233 il castello doveva essere stato sicuramente ricostruito, perché l’imperatore Federico II ne ordinò l’ampliamento. Altre trasformazioni subì in epoca angioina. Nel XV sec. quando il Re di Napoli, Ferdinando d’Aragona, donò il ducato di Bari a Maria Sforza, anche il castello passò in possesso della famiglia ducale. Dal 1501 al 1524, fu sede della fastosa corte rinascimentale della duchessa Isabella d’Aragona,  ritrovo di filosofi e letterati, artisti e potenti. A questo periodo risale anche la costruzione della grande cinta bastionata, resa indispensabile dall’invenzione delle armi da fuoco.Dopo la morte di Isabella, il castello passò a sua figlia Bona Sforza, regina di Polonia, che lo fece ulteriormente abbellire. Alla sua morte però, il castello venne adibito al modesto ruolo di residenza del castellano, prima e  di caserma e di carcere poi.Nonostante questo castello fosse stato soltanto ricostruito per volere di Federico II,  la sua popolarità è legata soprattutto  al suo personaggio. Questo imperatore infatti fece costruire nel regno una rete di castelli, per esigenze di controllo ma anche per favorire i suoi svaghi. Da molti fu infatti considerato un primo sovrano di stampo moderno: stimolò anche l’economia del regno, intervenendo sulla struttura produttiva e cercando di rivitalizzare le città.La presenza di questo imperatore, si ritrova nelle  ristrutturazioni che resero il castello  più simile ad una residenza e nel simbolo federiciano: un’aquila che stringe la sua preda tra gli artigli, scolpita sull’archivolto del portale e nelle decorazioni e gli abbellimenti delle torri e delle finestre.La tradizione, inoltre,  ci narra che la presenza dell’Imperatore di Svevia in questo luogo fu collegata anche alla figura di Francesco d’Assisi, che venne provocato da una donna chiamata proprio dallo stesso Federico II, con il fine di testare la santità e la forza morale dell’uomo. Per accedere a questo “castello nel castello”, in cui si uniscono le torri della difesa medievale e le mura della reggia rinascimentale, bisogna attraversare il ponte che è sospeso sul fossato, situato sul lato sud, mentre il lato nord della struttura si affaccia sul mare. Al piano inferiore si trova il cortile interno, a pianta quadrata, con caratteristiche rinascimentali e il salone nel quale trova luogo la Gipsoteca cittadina, così come l’archivio della città, in una sala con volta a botte.Oggi il castello con quest’importante storia alle spalle,  costituisce un grandioso valore artistico-culturale e ospita periodicamente rassegne e mostre, ma anche attività laboratoriali  e visite interattive per bambini e ragazzi, alle quali anche io ho preso parte un paio di volte, al fine di consentire la conoscenza e l’ esplorazione dell’edificio in modo divertente, alla scoperta dei suoi tratti essenziali, delle sue bellezze e delle tracce storiche ancora presenti.

Silvia Lubello 2^D

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