“VITA PER GLI ALTRI” e “PERDONO”: le donne dopo l’8 settembre 1943

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Non è stato semplice per noi ragazzi capire nel profondo il significato di questi due concetti. Che significa davvero sacrificare e mettere in pericolo la propria vita per gli altri? Come è possibile poter perdonare chi ti ha tolto la VITA di un figlio, di un fratello, di un padre, di un marito…
Eppure sì, loro lo hanno fatto, le DONNE, dopo quell’8 settembre, LO HANNO FATTO, senza pensarci, senza ripensarci.
8 SETTEMBRE 1943…linea di confine fra un PRIMA e un DOPO, un DOPO in cui si verifica uno scambio provvisorio fra maschile e femminile… l’hanno definito MATERNAGE DI MASSA… ma secondo noi non è stato altro che la dimostrazione del CUORE GRANDE che le mamme hanno nell’accudire i FIGLI…e non solo i propri!!!
Le DONNE sono diventate delle MADRI PUTATIVE, dilatando il sentimento materno oltre i confini famigliari; hanno rischiato la propria vita regalando abiti normali ai moltissimi prigionieri fuggiti, ai soldati sbandati che, abbandonati dai loro comandanti, lasciarono le caserme o il fronte per tornare a casa. Questo fenomeno di conversione dei militari in civili ad opera delle donne, questa operazione di travestimento, è rimasta per anni ignorata.
Nel saggio di Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone “In guerra senz’armi/Storie di donne 1940-45”, Fiorella Pachner racconta di sua madre, una donna benestante, fino a quel momento incapace di creare qualcosa con le sue mani, che si mette alla macchina da cucire per realizzare pantaloni da una coperta del letto da mettere addosso a quei ragazzi… e Chiara Sardi che parla di sua madre come di una donna piena di spirito di iniziativa, che prende questi uomini-ragazzi, li porta in cantina, li veste, poi li accompagna alla stazione, li bacia, li abbraccia e li mette sui carri bestiame.
SLANCIO, GRATUITA’, INVENTIVA, CORAGGIO caratterizzano le madri della guerra, DONNE anche giovanissime, che trovano nel codice materno l’unico modo socialmente consentito di apparire più forti dell’uomo.
Padre Ruggiero Cipolla, cappellano militare del Carcere Le Nuove di Torino, nel libro “I ‘miei’ condannati a morte”, raccoglie le testimonianze dei FIGLI di MADRI coraggiose, condannati a morte. Nelle loro lettere rivolgono l’ultimo pensiero alle madri.
NINO chiede alla mamma di perdonarlo dei dispiaceri che le ha procurato e invita anche lei a PERDONARE tutti…
NINO muore per la PATRIA.
NINO muore PERDONANDO.
Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo. Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che è un’arma potente.
LE MADRI DELLA GUERRA HANNO PERDONATO.

Classe 3^C
Scuola secondaria di primo grado “G. Battaglini”
I.C. “A.R. Chiarelli”

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