Mattarella: i ragazzi del ’99 e la Segre senatrice
27 gennaio: il presidente Sergio Mattarella incontra al Quirinale Liliana Segre prima della nomina a senatrice

27 gennaio: il presidente Sergio Mattarella incontra al Quirinale Liliana Segre prima della nomina a senatrice

 

 

 

Per non dimenticare trincee e Auschwitz

Voto e memoria come doveri civili

 

Il discorso di fine anno 2017 del nostro Capo di Stato Sergio Mattarella e la nomina successiva di Liliana Segre a senatrice a vita contengono forti richiami ai valori etico-civili della Costituzione, sui quali conviene riflettere.
A partire dal suo discorso, Mattarella fa un appello alla partecipazione attiva al voto, in prossimità delle elezioni amministrative del 4 marzo. Non obbligatorio in Italia, il voto, in calo progressivo da vent’anni, non andrebbe sprecato né come diritto, conquistato anche a scapito della propria vita, sui campi di guerra o sotto un regime totalitario, né come “dovere civico” (art. 48) di partecipazione ai cambiamenti sociali. La sfiducia generale nei confronti di politica e istituzioni è ben chiara al Presidente quando chiede ai partiti un appello serietà di proposte, congeniali alla dimensione dei problemi del nostro Paese. Ai giovani che voteranno per la prima volta, vengono affidate le sue speranze per un futuro più sgombro da una politica illusoria. Allo stesso modo, i ragazzi del lontano 1899, salvarono l’Italia dopo Caporetto. Non poterono astenersi, ma il modo in cui difesero la Patria valse a conquistare quei diritti che confluiscono nella Costituzione, compreso quello del voto.
Un segnale importante, a ottant’anni dalle leggi razziali, è stato pure l’ingresso a Palazzo Madama di un testimone diretto della Shoah, Liliana Segre. Su settecentosettantasei deportati ad Auschwitz, è sopravvissuta insieme a venticinque bambini italiani. Per lei, la grande ferita è diventata un’occasione di pace, per raccontare ai giovani storie di privazione di diritti e dignità di persona. La sua presenza è monito, per la società come per la politica, al “rumore della memoria” (per usare una citazione di Vera Vigevani Jarach nel suo incontro con la Segre al Binario 21), è un richiamo a schierarsi contro ogni subdola teoria di violenza o di negazionismo.

Marìka Sampietro

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