Le “chiacchiere” possono essere di Carnevale.

Le chiacchiere di Carnevale fanno da regina delle tavole in questo periodo di festa. Sono chiamate in modi differenti, dai “Cenci” toscani alle “Frappe” di Roma e Ancona, alle “Bugie” genovesi e torinesi. Questi dolci vantano affascinanti origini, perché pare siano antichissimi e risalgano al periodo romano. Presso gli antichi Romani, era diffusa l’usanza di preparare i “frictilia”, dolcetti a base di farina e uova, fritti nel grasso del maiale, offerti per strada da donne anziane con il capo cinto di edera durante le festività in onore di Liber Pater, divinità romana protettrice della fecondità. Secondo un’altra credenza, però, le chiacchiere di Carnevale hanno origini napoletane. La leggenda narra che una regina “senza nome”, mentre era intenta a fare salotto con gli ospiti di corte, fu assalita dal desiderio di dolce. La sovrana andò a chiamare il cuoco di fiducia, ordinandogli la preparazione di un dessert adatto agli incontri faceti tra gli aristocratici. Così, lo chef partenopeo scelse il nome “chiacchiere” per i dolcetti che lui stesso preparò per l’occasione. Per preparare le chiacchiere di carnevale occorrono: 500 g di farina 00, 3 uova fresche intere, un tuorlo, 30 g di grappa, 50 g di burro, 70 g di zucchero, la scorza grattugiata di un limone biologico, una bustina di vanillina, un pizzico di sale, zucchero a velo per decorare, olio di semi per friggere. Penza Rebecca karol. Classe seconda F. Scuola Carelli di Conversano.

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