BABY GANG – Strani ragazzi di oggi.
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Quasi ogni giorno, i mass media ci riferiscono episodi di violenza e di aggressività, di gruppo, da parte di minori: le baby gang.

Spesso, però, si limitano a denunciare questi fatti senza cercare di spiegarne le cause.

Conoscere il contesto familiare cui appartengono queste bande criminali è importante: ci aiuta a comprendere le ragioni che stanno alla base dei loro comportamenti violenti e aggressivi. Alcuni sono spinti dal desiderio di affermare la propria superiorità, forza o potere. Altri, quelli che appartengono ai ceti più poveri, si sentono esclusi come se appartenessero ad un altro popolo e, quindi, pensano di avere il diritto di prendersi con la forza ciò che altri possiedono e loro no. Spesso, anzi quasi sempre, si tratta di ragazzi che evadono l’obbligo scolastico, ragazzi che hanno modelli negativi, in famiglia, a cui ispirarsi.

Dietro queste situazioni si nasconde un grande disagio che si manifesta con atteggiamenti scorretti. I problemi di questi ragazzi sfociano in forma di relazioni non lecite creazione di vere e proprie bande criminali. La loro è una richiesta di aiuto tacita che spesso rimane inascoltata. Purtroppo diventare adulti è molto difficile, soprattutto se i ragazzi sono lasciati da soli davanti alla TV, educati dalla pubblicità e dal gioco, oppure dall’ abito all’ ultima moda.

La famiglia gioca un ruolo molto importante per la socializzazione e lo sviluppo di questi ragazzi, in una fase molto particolare che è l’adolescenza. Ma anche la scuola diventa un importante tassello per combattere il fenomeno ed eventualmente prevenirlo. Ma allora cosa fare?

Diciamo che per noi adolescenti sono la famiglia e la scuola i riferimenti più importanti e, quindi, la collaborazione tra insegnanti e genitori, affinché possano attivarsi in tempo per cercare di trovare delle forme di prevenzione adeguate.

Per i ragazzi che hanno dei disagi occorrono interlocutori, luoghi di ascolto, spazi; bisognerebbe favorire nelle scuole, anche con finanziamenti specifici, attività espressive, sportive, di socializzazione e di aggregazione. Purtroppo se non si creano dei luoghi per strappare questi ragazzi dalla strada diventiamo un paese privo di sentimenti, perché un paese – che non ama, non protegge i suoi giovani, ma li emargina e li criminalizza – non può definirsi un paese attento e civile. Per prevenire questa piaga, occorrerebbe creare “ un esercito di educatori,” come qualcuno ha detto, dopo l’ennesimo caso di teppismo ad opera di baby bang.

Antonio Catalano

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