QUANDO L’APPARENZA PRENDE IL POSTO DELL’ESSENZA
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“Siamo donne, oltre le gambe c’è di più” recitava una canzone di Jo Squillo e Sabrina Salerno in voga negli anni ’90. Sono passati diversi anni, ma quelle parole appaiono sempre più attuali. In passato la donna veniva considerata meno importante degli uomini a causa della sbagliata interpretazione della Bibbia o di altri testi sacri, anche se purtroppo succede ancora oggi nei paesi Arabi, una sorta di mondo maschilista in cui la donna è considerata un oggetto, anche per questo sono diversi i casi di femminicidio. Le donne nel 900’ hanno raggiunto diversi traguardi nell’abito dei diritti e del lavoro, ma negli anni i loro sforzi sembrano andati persi a causa dello sfruttamento del corpo femminile. È raro guardare la televisione o sfogliare una rivista senza imbattersi nell’immagine di una donna, in pose ammiccanti, dalle labbra ipertrofiche, gli zigomi pronunciati e il seno voluminoso in un corpo esile. Nei media occidentali i corpi femminili sono sempre più chirurgicamente uguali fra loro,  esibiti come oggetti sessuali. All’invisibilità di donne che studiano, lavorano, fanno politica si contrappone l’ingombrante presenza di vallette il cui ruolo è di esibire il proprio corpo indossando abiti succinti su cui le telecamere indugiano. Si deve amaramente ammettere che la donna, per quanto fatichi a conquistare un posto dignitoso nella società e nel mondo del lavoro, spesso non riesce a farlo, a causa di una mentalità ancora retrograda che mette da parte la sua dignità di persona, finendo per considerarla solo come un oggetto dei desideri maschili e della loro sete di dominio. Il soffermarsi sull’aspetto esteriore non fa altro che sminuire le doti e l’intelligenza della donna. In questi casi l’errore è anche della donna che “si vende” per sentirsi al centro dell’attenzione. Tutti quei concorsi da modelle, da miss Italia e da veline non fanno altro che dimostrare come le donne stiano al gioco dell’uomo. Tutto quello spirito di rivalsa degli anni Sessanta e Settanta, con la sua cultura dell’uguaglianza e dei diritti per le donne è andato perso.

Sara Lamacchia  2^O

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