ROBOT E LAVORO

Le scoperte tecnologiche nel campo dell’informatica, della robotica e dell’automazione di questo secolo hanno portato a quella che è stata definita  New Economy. I suoi maggiori protagonisti sono stati Facebook, Google, Yahoo, Amazon e Ebay, colossi informatici che ogni giorno producono cambiamenti sostanziali nel mondo del lavoro. Basti pensare all’uso dei droni per la consegna immediata di prodotti acquistati on line. I sistemi produttivi caratterizzati da tecnologie all’avanguardia (che si basano sui sistemi ciberfisici cioè sistemi informatici che interagiscono con i processi fisici in cui operano e con altri sistemi) hanno dato vita a quella che oggi è chiamata Industria 4.0. Si parla anche di Quarta Rivoluzione Industriale, nella quale la robotica costituisce ponte tra il digitale e la materiale produzione di beni. Tutto ciò ha destato preoccupazione in molti nel campo del lavoro: i robot sostituiranno gli esseri umani, dato che le macchine fanno oramai molte cose al posto degli uomini e le fanno anche meglio? Si è individuato nell’avanzata inarrestabile dell’automazione un pericolo per l’economia, in quanto essa “renderà obsoleti molti posti di lavoro tipici della classe media”. Nel campo della salute, delle stampe 3D, della logistica o dei beni di consumo i robot stanno portando ad una drastica riduzione del fabbisogno della manodopera. Nel libro “Umani e umanoidi” di Robero Cingolani ( pugliese esperto di nanotecnologia e direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova) e Giorgio Metta (direttore del dipartimento iClub Facility dello stesso Istituto)  s’immagina il nostro mondo fra 15-20 anni, un luogo in cui i robot ci sveglieranno la mattina, ci prepareranno la colazione, ci riordineranno la casa, la sorveglieranno in nostra assenza, assisteranno gli anziani, accompagneranno a scuola i nostri figli e li aiuteranno a eseguire i compiti. Secondo gli studi OCSE, invece, nei prossimi decenni si registrerà solo la perdita dell’8-10% di posti di lavoro. Sicuramente saranno avvantaggiati rispetto ai lavoratori a bassa qualifica quelli altamente specializzati e in possesso di buone competenze tecnico-digitali e troveranno spazio nuove professioni come il designer engineer, il cyber security specialist, il business intelligent analyst, il data scientist e data specialist, l’esperto di privacy, il digital architet, il vertical fermar, professioni il cui nome si fa fatica a pronunciare e a ricordare ma che rappresentano il futuro per noi giovani. Vero è che se le macchine possono sostituire l’essere umano nei processi produttivi-ripetitivi, ciò non vale di certo nei processi decisionali e creativi, come osserva Adriano Cirillo su Il Fatto Quotidiano.it. l’intelligenza artificiale, infatti, difficilmente potrebbe eliminare professioni che richiedono flessibilità e creatività. Di fronte al cambiamento delle competenze e delle attività richieste in ambito economico, bisognerebbe quindi non allarmarsi ma cercare di adattarvisi soprattutto investendo nell’istruzione, rendendo le nostre scuole più moderne e al passo con i tempi. D’altronde dovrebbe farci riflettere l’inversione di tendenza degli ultimi anni tra noi giovani che preferiamo sempre di più nella scelta della scuola secondaria di secondo grado gli indirizzi scientifici e informatici. Nella nostra classe, ad esempio, 20 ragazzi su 26 hanno scelto il liceo scientifico.

Giulia Lobuono 3^E

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