“Nachiru”: Il nocchiero dell’ipogeo ci racconta la vita d’un tempo

Il Salento era soprattutto una zona agricola e i prodotti principali sono sempre stati: olio, vino e grano. Nel nostro territorio sono presenti alcuni frantoi ipogei e dopo aver fissato un appuntamento con Andrea Vaglio, responsabile del frantoio, diventato ormai museo con la mostra degli antichi mestieri, abbiamo organizzato una visita guidata. Scavato nella roccia, lavoravano squadre di operai, che si alternavano ogni 15 giorni, senza mai uscire, dormendo su letti di paglia e un vano dove lavarsi e fare i propri bisogni. L’unica uscita consentita era quella che il Vescovo concedeva loro per recarsi in chiesa e ascoltare la messa. Il loro capo si chiamava “Nachiru”, cioè nocchiero, e gli operai si chiamavano “trappitari” cioè frantoiani. Lavoravano sottoterra, perché c’era più calore per favorire il rilascio dell’olio da parte delle olive, e anche al buio, l’unica fonte di luce erano le lampade ad olio. Questa era la dura vita di un tempo e pensare che, ancora oggi, spesso immigrati, sono costretti a lavorare in condizioni pesanti e poco dignitose

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