LA “CIALLEDDA” ESISTE ANCORA!

Dalle nostre parti, a Conversano, in Puglia, tutti, almeno una volta nella loro vita, hanno provato la “cialledda”. Si tratta di fette di pane ammorbidite in acqua e, successivamente, condite con pomodori spezzettati, sale, olio, origano e, secondo i propri gusti, cipolla, peperoni, cocomero, rucola. Le si può insaporire maggiormente con una punta di peperoncino e, se si è amanti della carne, aggiungervi degli affettati. Detto così sembra trovarsi di fronte a qualcosa di assolutamente semplice ed insignificante…e invece!!! La “cialledda” è qualcosa di veramente speciale. Gusto e profumo antichi, vivide immagini di una società povera, abitudine radicata, non tanto per tradizione ma per necessità, di chi, prima di recarsi nei campi a lavorare duramente sotto la calura estiva, bagnava il pane raffermo nell’acqua e lo condiva con olio e pomodorini… E gustava questo piatto che lo avrebbe aiutato a sopportare il sudore e la fatica della giornata, e a lavorare con vigore, dall’alba al tramonto. Nulla andava sprecato: il pane era quello che avanzava dai pasti dei giorni precedenti e che veniva conservato con la cura e la premura di chi conosceva la penuria di cibo e la miseria opprimente che ti lascia senza fiato e pensieri. Oggi la “cialledda” abbellisce gli aperitivi di ristoranti “di lusso” che vantano cucina tipica, la quale, in nome di quella genuinità che deriva da antiche tradizioni, sconfigge facilmente il cibo industriale, che, di naturale, può solo vantare qualche immagine campestre sulle buste che lo avvolgono. Sono ormai tanti i ristoranti e le trattorie che, nel novero dei piatti del loro menù, inseriscono la “cialledda”, magari con l’indicazione scritta degli ingredienti ed accompagnata dal consiglio del cameriere che vi associa la degustazione di un vino “ad hoc”. Si spera che non diventi una delle solite mode alimentari del momento… La “cialledda” custodisce un mondo senza dubbio tramontato, ma che non va dimenticato. La “cialledda” è la voce dei nostri nonni, bisnonni, avi, è il ricordo di quei pochi momenti di piacere, quando il sapore fresco e il colore vitale dei pomodorini rossi risanava dall’arsura dell’afa e caricava lo spirito, e la sostanza dei carboidrati dava forza al fisico. Qualcosa che oggi stringe il cuore e apre la mente al passato. E sconfigge l’oblio!

GIOVANNI TATULLO, ANGELO LOIACONO, GIAMPAOLO BIALLO.

CLASSE II F.  CARELLI. CONVERSANO.

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