Matrimonio e banchetto nuziale nel ‘900
coppia

 

Il matrimonio fino a qualche decennio fa avveniva con modalità differenti rispetto ad ora. Non vi erano cerimonie sfarzose ma dei semplici riti. Mi hanno detto che ci si sposava molto giovani, tra i 20 e i 25 anni e chi superava questa età era considerata “zitella”. La conoscenza dei ragazzi avveniva di solito durante le feste che si svolgevano nei paesi, oppure nelle sale da ballo o ancora in casa di amici dove ci si riuniva la sera (sempre dietro consenso dei genitori) per ballare il liscio, il valzer, la mazurca, ecc. Quando ci si fidanzava c’era una terza persona, una specie di intermediario (sensale) che, andava a mettere la “buona parola” tra le famiglie dei due sposi. Poi ci si informava sull’appartenenza del ceto sociale perché più si era di buona famiglia, più possibilità avevi di avere il consenso. Ci si informava anche della dote della sposa e spesso per essere certi di quello che si diceva, chiedevano di visionarla. La dote a seconda del ceto sociale poteva essere di “panna 20 o 40” e consisteva in lenzuola e asciugamani ricamati a mano o tessuti al telaio; camicie da notte, maglie, mutande, etc. Il ragazzo doveva poi chiedere la mano al papà della sposa e se quest’ultimo accettava concedeva la mano della figlia. Inoltre quando la futura sposa si recava per la prima volta a casa dello sposo, si dava una festa dove quest’ultimo regalava l’anello o comunque dei gioielli, ma se il fidanzamento si rompeva, la sposa doveva restituire gli oggetti allo sposo. C’erano poi i così detti matrimoni combinati dai genitori o da terze persone, spesso per interessi patrimoniali, oppure c’erano matrimoni tra parenti. In quanto all’abito della sposa era quasi sempre bianco, mentre per chi aveva fatto una fuitina, indossava un abito normale, del colore che si voleva e il matrimonio non veniva celebrato all’altare principale ma a quello della navata laterale; in più ci si sposava il mattino presto anziché alle 10,00 o alle 11,00. Dopo la cerimonia religiosa gli sposi erano soliti recarsi nelle case per consumare il banchetto, di solito preparato dai famigliari, così come anche i “dolcetti e il rosolio” erano fatti in casa; oppure si fittava una sala dove gli invitati condividevano dolcetti, rosoli e torta nuziale e poi si ballava fino a tarda sera. La prima notte doveva essere consumata a casa della famiglia dello sposo, perché la suocera il mattino dopo doveva accertarsi dell’illibatezza della nuora, perché in caso contrario veniva considerata una poco di buono. Poi per chi ne aveva la possibilità partivano per il viaggio di nozze. Che differenza generazionale!

Mariantonietta Pepe, 3A

Secondo Istituto Comprensivo Statale di Ceglie Messapica (BR)

Scuola Secondaria di Primo Grado ‘L. Da Vinci’

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