La Puglia fra incanto e disincanto
Non conosco altra locuzione che meglio rappresenti la Puglia: un incanto per mille aspetti, un disincanto per il suo modello di sviluppo sbagliato e obsoleto che negli anni non ha prodotto né ricchezza né occupazione ma che, al contrario, ha garantito morti, redditi da fame, disoccupazione e inquinamento ambientale senza precedenti. E così nell’incanto la Puglia viene decretata, dall’autorevole istituzione scientifica National Geographic come la regione più bella del mondo, definita finanche magica. E’ innegabile che la Puglia vanti un patrimonio ricco sotto ogni aspetto, a partire dall’entroterra per arrivare fino al mare: una lingua di terra avvolta dal mar Ionio e dal mar Adriatico, che racconta secoli di storia nelle  città d’arte come Lecce, Ostuni, Taranto e Otranto, nella meraviglia dei borghi del Gargano, e nella tradizione che invade le zone di Bari e Foggia. Anche l’entroterra pugliese presenta antichità dal valore inestimabile : Alberobello, Locorotondo, Altamura. La cultura dell’enogastronomia non conosce pari. E allora non è poi così difficile comprendere le motivazioni del riconoscimento di National Geographic così sintetizzate: “le tradizioni, i ritmi di vita, la bellezza dell’ambiente e dei paesi, sapendo raccogliere in un’unica regione tutto il meglio di ciò che l’Italia meridionale può offrire”.
Ma la Puglia è anche Taranto dove ha sede la contestata (ora più che mai) Ilva.
Pier Paolo Pasolini  nel 1959 scriveva : «Taranto è una città perfetta. Viverci è come vivere nell’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta”. Solo un anno dopo nasceva nella città perfetta il più grande stabilimento siderurgico italiano, per la cui costruzione venivano estirpati decine di migliaia di alberi d’ulivo ed impegnato un “popolo” di lavoratori. La storia racconta che dopo una fase di rodaggio durata 6 anni, nel 1965  il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat inaugurava il quarto e più grande (in ordine di tempo) centro siderurgico del paese (dopo quelli di Cornigliano, Piombino e Bagnoli).
Quando si decise di costruire un altro stabilimento siderurgico nel Sud, dopo quello di Bagnoli, la scelta ricadde su Taranto in modo quasi naturale. C’era il porto e soprattutto c’era già una città militar-industriale di 170mila abitanti sorta intorno alla base della Marina e all’Arsenale, e attraversata da una violenta crisi occupazionale. Da quel momento in poi si sono susseguite tutte le questioni di cui si parla e si straparla: disastro ambientale; questione sanitaria (+14% di mortalità per gli uomini, e +8% per le donne, per tutte le cause di malattia rispetto alla media in Puglia), questione occupazionale, commissariamenti, vendite e svendite, chiusura e non chiusura,  Emiliano  ed il ministro Calenda con i ricorsi e le rinunce.
Sono troppo giovane per capire a fondo e ancora di più per rinunciare al sogno di vedere la mia terra incantata impegnata in una azione seria e vera di “ri-generazione”.Se è vero che ad impedire una gestione efficiente e una valorizzazione del patrimonio artistico e culturale  concorrono varie cause  ovvero economiche, organizzative, professionali, infrastrutturali, cominciamo a capire da dove iniziare a lavorare per rendere la Puglia degna del solo incanto e qualcuno più grande, più esperto, più competente accompagni noi giovanissimi in questo percorso che, per quanto ambizioso, è di certo realizzabile in una terra come la nostra.

Alberto Fumarola IV AS
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