FLUSSI MIGRATORI IERI E OGGI

Fra i tanti avvenimenti che hanno caratterizzato la storia, uno dei più importanti è sicuramente l’emigrazione. I motivi per cui le persone si spostano sono molteplici, ma il vero ago della bilancia è sicuramente la speranza di migliorare la propria situazione economica. Fin dalla preistoria, l’uomo si spostava da un territorio all’altro in cerca di cibo e di un posto accogliente per vivere. Se ci pensiamo bene, sono le stesse cose di cui una persona ha bisogno oggi: stabilità economica e lavoro. Il popolamento di alcuni paesi del mondo si deve, in gran parte, a questo fenomeno; nel secolo scorso, paesi extra- europei ricchi di risorse naturali, hanno incoraggiato la migrazione di alcuni popoli. Tra il 1870 ed il 1970, circa 27 milioni d’italiani lasciarono l’Italia per andare a vivere all’estero; le mete più ambite erano: l’America latina e gli Stati Uniti. Molti italiani si spostarono anche in Europa diventando parte integrante della forza lavoro della Francia, Svizzera e Germania. L’Italia del sud è sempre stata più arretrata rispetto al nord, ed infatti la maggior parte degli emigranti provenivano dal meridione. Negli ultimi decenni i flussi migratori nel mondo sono in piena espansione, perché ai classici emigranti si sono aggiunte le persone che chiedono asilo politico e protezione, fuggendo dai Paesi devastati dalla guerra. Oggi l’Italia è impressionata e preoccupata per gli sbarchi clandestini di extra-comunitari che arrivano nella nostra penisola per cercare lavoro. Il 32% della popolazione dice che è una grave emergenza, mentre per il 30% si tratta di una situazione ingestibile e pericolosa. Questo perché l’immigrato viene considerato un delinquente, o una persona di cui è meglio diffidare. E questo perché permangono ancora stereotipi e pregiudizi su chi è “diverso” da noi, estraneo alla nostra cultura e alla nostra tradizione. Molto spesso diventano il capro espiatorio di tutti i problemi che affliggono gli Italiani e, per questo, vengono additati ed emarginati. Forse bisognerebbe cominciare a vederli come una risorsa, un valore aggiunto che nasce dalla condivisione di obiettivi comuni.

Federico Pace 2^I

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