LA DISOCCUPAZIONE: UNA PIAGA SOCIALE

La disoccupazione è diventata uno degli incubi del nostro tempo, la calamità di molte famiglie tanto da essere indicata come la peste dei tempi moderni. Già nel passato la disoccupazione era fonte di disperazione e causa di tanti guai, ora tutto è cambiato intorno a noi: ma si continua a parlare di disoccupazione con gli stessi accenti con cui se ne parlava allora, come se si trattasse sempre dello stesso fenomeno. Il punto di partenza che conviene tener presente, quando si affronta il tema è che, nella prima metà del secolo, i disoccupati erano veramente dei disperati, ridotti alla miseria e alla fame: si mettevano in coda, anche nei paesi ricchi come gli Stati Uniti e l’Inghilterra, per un piatto di minestra, rovistavano nei rifiuti in cerca di cibo. Oggi, la disoccupazione è sempre una sciagura, ma si manifesta in modo diverso; è deprecabile, ma per altre ragioni. I disoccupati del Duemila sono sempre infelici, perché hanno timore di poter perdere le proprie abitudini e di poter lasciare una grande ferita nella vita dei propri figli. La società moderna, nei paesi industriali avanzati, come l’ Italia, ad eccezione di alcune zone del Mezzogiorno, è abbastanza benestante per sopperire a quelle che sono le mancanze della popolazione non produttiva. Anche chi è senza lavoro gode per lo più di un tenore di vita non proprio spregevole. Sono disoccupati, oggi, uomini e donne non più giovani, scartati dalle loro aziende per diversi motivi come il fallimento dell’azienda, la riduzione del personale o per altro. Sono disoccupati molti giovani in attesa del primo impiego perché non conoscono ancora un mestiere, oppure perché non trovano un lavoro adatto alla loro preparazione o al contrario molti, con una preparazione avanzata, frutto di tanti anni di studio e di sacrifici, non riescono a trovare aziende che li assumono e sono costretti ad emigrare in altri paesi, la tanto famosa “Fuga dei cervelli”. Le condizioni degli uni e degli altri, degli anziani e dei giovani, sono causa di una infinita tristezza e insoddisfazione. L’unica cosa a cambiare è il modo in cui si affronta e le conseguenze che si possono avere: i giovani, infatti, cominciano ad arrendersi, ad annientare i propri sogni e le proprie aspettative mentre i meno giovani, in preda alla disperazione, a volte, compiono atti estremi. Questo è sicuramente un problema molto grave non solo dal punto di vista economico, ma principalmente dal punto di vista sociale.
Una società demotivata e insoddisfatta, infatti, non fa crescere il paese.

Federico Pace 2^I

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