LE PAROLE POSSONO ESSERE PEGGIO DELLE BOTTE

La cronaca quotidiana registra ormai da diverso tempo fenomeni tipicamente delinquenziali particolarmente obbrobriosi, circoscritti al mondo adolescenziale e scolastico, con cui ragazze o ragazzi vengono dapprima bersagliati da insulti ed offese da parte di altri coetanei, spesso riuniti anche in gruppi; non è insolito poi che tale violenza verbale sfoci anche in quella fisica.
Questo comportamento aggressivo nei confronti di un soggetto incapace a volte di difendersi, conosciuto come “bullismo” è ormai dilagato in ogni manifestazione della vita quotidiana di un ragazzo, non essendo più relegato al mondo della scuola.
Il fenomeno si manifesta con modalità ormai chiare in cui sono ben distinti i ruoli dei soggetti: da una parte c’è il bullo, che attua alcuni comportamenti violenti fisicamente e psicologicamente, spesso accompagnato da una sua corte di aspiranti bulli; dall’altra parte c’è la vittima, che subisce tali sistematici atteggiamenti aggressivi i cui effetti sono palesemente violenti, non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico.
La vittima infatti, subendo le offese e le derisioni a volte di un intero gruppo, è in uno stato tale di inferiorità psicologica e di umiliazione, che risulta incapace di spezzare questo circolo vizioso che lo schiaccia in uno stato di prostrazione e di incapacità di reagire, in quanto lasciato solo con il suo problema.
IL fenomeno negli ultimi anni ha assunto una modalità di manifestazione ancor più subdola ed incisiva nella sfera intima della vittima, con il proliferare delle applicazioni internet e dei social network come facebook, tweet o whatsapp.
Infatti il cyberbullismo, una modificazione del fenomeno appena descritto, è divenuto recentemente la modalità privilegiata di “anonimi bulli” che, approfittando spesso dell’anonimato della rete, destinano alla loro vittima una mole di insulti, consapevoli che il mezzo usato garantirà loro molto spesso l’impunità.
Purtroppo ricordo bene i casi di suicidio di molte ragazze che non sono riusciti a sopportare l’oltraggio a cui erano quotidianamente sottoposte anche da parte di ragazzi a loro molto vicini e di cui si fidavano, che coscientemente e volontariamente hanno deciso di violentare psicologicamente sino all’ annientamento non solo della loro anima ma anche della loro stessa vita.
I miei ricordi ritornano ad un caso che mi impressionò molto per il clamore suscitato. Ricordo ancora abbastanza bene l’episodio risalente a qualche anno fa di una tredicenne che si lanciò da un palazzo, lasciando come proprio testamento un biglietto in cui dichiarava all’incirca che “le parole fanno più male delle botte” . Quella ragazza non era riuscita a sopportare l’umiliazione e l’oltraggio che aveva subito inconsapevolmente da coetanei a cui probabilmente aveva prestato fiducia.
Molti furono i tentativi del suo papà, alla sua morte, di cercare di far approvare da parte del nostro parlamento una legge che potesse fermare questo odioso e drammatico fenomeno e solo nel 2017 , grazie anche al suo lavoro in giro per le scuole italiane, è entrata in vigore la legge sul cyberbullismo.
Io penso che una regolamentazione nazionale specifica, che sanzioni duramente chi violi codici comportamentali in rete, possa costituire una remora per questi soggetti che a mio modo di vedere sono anche alquanto vigliacchi, giacché credono di nascondere la propria identità con falsi nickname: forse un deterrente per alcuni, ma non sufficiente per debellare il fenomeno, poiché la realtà insegna che la sola sanzione non è in grado di azzerare i comportamenti illeciti che l’uomo compie nella nostra società, ma è necessario un percorso di educazione e prevenzione già dalle scuole elementari.
Credo inoltre che non sia sufficiente concentrare una regolamentazione concentrata esclusivamente su sanzioni da applicare a questi carnefici, ma sia doveroso imporre anche ai titolari dei social network, malgrado la loro internazionalità e dimensione mondiale, maggiori oneri di controllo dei propri associati ed applicare loro delle sanzioni pecuniarie nel momento in cui la vittima segnali loro le continue offese ricevute senza alcun intervento inibitorio nei confronti di questi soggetti violenti.
Una delle caratteristiche del cyberbullismo è infatti l’incapacità della vittima di fermare il diffondersi della catena di offese o di immagini oltraggiose, giacché la rete è capace di moltiplicare velocemente i destinatari che partecipano consapevolmente al massacro della dignità della loro vittima.
Sarebbe necessario quindi che, nel momento in cui vi sia la consapevolezza di essere oggetto di continui e sistematiche offese da parte di qualcuno in rete, la vittima sia in grado di sospendere immediatamente l’operatività del proprio carnefice almeno in modo cautelare sino a controlli successivi approfonditi ,mpre da parte del titolare dell’applicazione internet e prima ancora che vi sia denuncia all’autorità giudiziaria.
Oggi noi adolescenti, cosiddetti millennials, viviamo in un epoca di grandi opportunità e cambiamenti grazie alla continua evoluzione della tecnologia; viviamo in una società tecnologica e la rete costituisce un grande mezzo di comunicazione attraverso cui siamo in grado di essere a conoscenza in tempo reale di eventi che accadono nel mondo.
Tutto il sapere umano può essere raggiunto attraverso motori di ricerca potentissimi e ciò che un tempo veniva svolto faticosamente attraverso la ricerca cartacea oggi può essere svolto in un tempo infinitamente più veloce.
Ebbene, la rete può costituire tuttavia anche un immensa trappola ed insidia, soprattutto per chi come bambini e adolescenti non posseggono i naturali presidi di controllo che un adulto possiede.
Allora, così come bisognerà fare attenzione all’autorevolezza della fonte della notizia o informazione, come quando i nostri genitori ricercavano le proprie informazioni su autorevoli enciclopedie, così altrettanto sarà necessario utilizzare i social network con molta prudenza e fare tesoro di quegli insegnamenti antichi che, ancora una volta, i nostri genitori erano abituati a ricevere.
Mi riferisco ad esempio a evitare di dare informazioni personali a sconosciuti la cui identità spesso è celata dietro nickname o ancora inserire in rete serenamente proprie personali ed intime fotografie. D’altra parte, qualora malauguratamente si cada vittima di qualche bullo, bisognerà immediatamente informare i propri genitori e non isolarsi con il proprio dolore e farsi emarginare socialmente.
Il bullo si nutre proprio di questo e vuole che la propria vittima si senta accerchiata da ulteriori soggetti che come lui intendono condividere il ricatto, molestare e denigrare ed isolare la propria vittima, abusando della propria apparente forza.
Il fenomeno del bullismo e del suo derivato cyberbullismo è fenomeno sociale e come tale va combattuto.
Lo Stato italiano ha emanato una legge speciale, ma non basta, sono necessari interventi educativi e preventivi da parte delle istituzioni più vicini ai bambini ed ai ragazzi. Spetta però a noi ragazze e ragazzi contribuire a migliorare la nostra società consapevoli della nostra forza e di essere maggioranza rispetto ad una minoranza capace solo di insidiare il singolo. Nessuno di noi dovrà combattere da solo questa piaga se per disgrazia dovesse incappare nei tentacoli insidiosi della rete e sono sicura che la condivisione del problema con le persone di cui si è certi del loro amore ed affetto può realizzare la giusta reazione al fenomeno.

SARA GUARINIELLO

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