Un clone: no grazie!

Il progresso scientifico e tecnologico ha raggiunto negli ultimi anni un grande sviluppo, migliorando la vita dell’ uomo. Ha contribuito ad aumentare il tenore di vita, ad eliminare le malattie e lavori pericolosi per l’uomo.
Tale progresso però, non è stato equamente distribuito nel mondo, infatti ci sono ancora molti paesi poveri come ad esempio l’Africa dove la modernizzazione è meno diffusa.
Inoltre l’uomo, spinto dal desiderio di volere sempre di più non si è occupato molto dei rischi che accompagnano la modernizzazione come ad esempio l’inquinamento, causa di problemi alla salute dell’uomo e all’ambiente, oppure dello sfruttamento delle risorse spesso sprecate.
L’uso del progresso scientifico, soprattutto quando interessa la vita dell’uomo, ha costretto gli scienziati, la Chiesa, i politici e i filosofi ad interrogarsi su alcune questioni molto delicate come quella della clonazione umana e della fecondazione artificiale che preoccupano il mondo intero soprattutto in relazione alla possibilità di avere una specie di selezione dell’uomo.
La parola clonazione deriva dal greco ed identifica la tecnica di produzione di copie geneticamente identiche di organismi viventi mediante una manipolazione genetica.
In agricoltura la parola clonazione indica la tecnica che l’uomo utilizza da anni per riprodurre piante con talee ed innesti.
La storia della clonazione è molto antica, risale al 1938 quando lo scienziato tedesco Hans Spemann propose un primo esperimento di clonazione, che però non riuscì a fare per la mancanza di strumenti adatti. Nel 1952 e nel 1962 altri studiosi misero in pratica l’esperimento proposto da Spemann su delle rane che però morirono prima ancora di potersi alimentare. Nel 1981 due ricercatori, uno americano e uno tedesco, pubblicarono un articolo in cui dicevano che la tecnica di clonazione dei topolini non poteva essere applicata. Questo fallimento portò lo scioglimento del gruppo di ricerca. Nel 1986 un altro scienziato, annunciò di aver clonato alcune pecore tanto che poi nel 1997 Ian Wilmut clonò la famosa pecora Dolly che rappresenta il clone più famoso del mondo presso il Roslin Istituto in Scozia. La nascita della pecora Dolly, nata dopo 277 tentativi, fu una notizia che fece il giro di tutto il mondo.
Il clamore della nascita di Dolly era già stato anticipato dalla pubblicazione del libro “Doctor Darwin e Mr Hyde” del 1978 negli Stati Uniti, nel quale il giornalista e scrittore David Rorvik, descriveva la vicenda di un ricco anziano che non avendo né moglie, né figli, aveva deciso di farsi clonare. Per far ciò andò dal medico Darwin che per un milione di dollari clonò l’anziano signore. La pubblicazione del libro, infuocò gli animi ed accese un dibattito alla pari di quello della nascita di Dolly.
La nascita nel dicembre scorso delle due scimmie Zhong-Zhong e Hua-Hua, nell’istituto di Neuroscienze dell’Accademia Cinese delle scienze di Shangai in Cina, attraverso un procedimento che la scienza chiama “trasferimento nucleare di cellula somatica”, cioè clonare proprio come la pecora Dolly, ha riacceso la questione della clonazione umana con tutte le sue domande, dubbi e preoccupazioni. Nessuno credeva che sarebbe stata possibile la clonazione umana, ma la nascita delle scimmiette, che sono dei primati non molto diversi da noi, è la prova di possibili esperimenti sull’uomo.
Gli scienziati che le hanno clonate, hanno dichiarato di averlo fatto per migliorare la ricerca, studiare le malattie dell’ uomo e per trovare nuove terapie, quindi per creare delle cavie per la ricerca.
I problemi etici, morali e sociali sulla clonazione sono tanti, alcuni pensano che questa tecnica possa essere usata da genitori che vogliono dei figli uguali a se stessi, cioè delle fotocopie, in modo da essere immortali o per avere dei «pezzi di ricambio» per poter sostituire gli organi malati con altri sani in caso di malattia.
Il direttore scientifico dell’ospedale Bambino Gesù di Roma ha affermato che la clonazione umana non solo non è utile all’ uomo, ma che è molto rischiosa per l’eventuale neonato. La legge italiana vieta la clonazione umana e prevede la reclusione, la radiazione dall’albo professionale e multe salatissime per chi realizza un processo di clonazione. Ciò non toglie che qualcuno potrebbe provarci, infatti i ricercatori di Shanghai hanno detto che non ci sono barriere alla clonazione umana pertanto dobbiamo prepararci a questa possibilità.
Anche il tema della fecondazione artificiale è la causa di tanti dubbi e preoccupazioni perché se da un lato, quella omologa è considerata una conquista positiva per tutte quelle coppie che non riescono ad avere figli a causa di problemi fisici di uno dei due genitori, molti dubbi nascono quando si parla di fecondazione eterologa, in cui vi è l’intervento di un donatore esterno perché non si ha più nessuna certezza sul padre o madre biologica del neonato; inoltre potrebbe accadere che la donna scelga di avere un figlio senza un uomo come padre, oppure scegliere le caratteristiche fisiche e il quoziente intellettivo, in modo da avere un «figlio perfetto»
Tutto questo non è solo condannato dalla Chiesa Cattolica, ma non può essere accettato perché ogni bambino deve avere una vera e propria famiglia fondata da una mamma e da un papà, così come non è giusto scegliere di avere un figlio perfetto perché ognuno deve essere accettato e rispettato per quello che è, anche se non è tanto intelligente, se non è bello, alto, magro e quindi perfetto perché la perfezione non esiste, noi tutti siamo diversi e belli agli occhi di Dio. Anche in merito alla clonazione io ho tanti dubbi e preoccupazioni perché se è giusto che il progresso scientifico debba andare avanti, esso deve essere rispettoso della vita stessa anche se ad un certo punto l’uomo invecchia e muore, deve comunque accettarlo perché fa parte del ciclo vitale e poi se noi crediamo in Dio, non dobbiamo temere la morte perché essa non è la fine di tutto, ma rappresenta una vita nuova con Gesù.
Seriepierri Mariarita Classe 3^ B – I.C. San Giovanni Bosco – S.M. 2°Gruppo- Polignano

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