Immigrazione pericolo o risorsa?

L’immigrato è un essere umano come noi che, però, ha avuto la sfortuna di nascere in un Paese dove la povertà, la miseria, le persecuzioni politiche e religiose, ma soprattutto le guerre, lo hanno costretto ad emigrare verso paesi più ricchi alla ricerca di un miglior standard di vita. I fenomeni migratori sono sempre esistiti, ma è negli ultimi anni che l’Italia e l’Europa hanno assistito ad un incremento esponenziale di immigrati. Si è constatato, con il passare del tempo, che l’immigrazione ha favorito e continua a favorire la crescita economica e sociale del Paese. Gli immigrati infatti soddisfano con facilità le richieste di lavoro più umili del mercato, accettando spesso mansioni decisamente inferiori alla loro qualifica in campo di agricoltura, facchinaggio, servizi di pulizie ed assistenza agli anziani. Per questa motivazione l’immigrazione favorisce una nuova prospettiva di crescita sociale ed economica, garantendo l’incremento del PIL (Prodotto Interno Lordo ovvero la produzione interna di un Paese). Si è constatato altresì che l’immigrazione costringa popolazioni diverse tra loro a relazionarsi fra di loro, creando un contatto quotidiano tra singoli individui o gruppi di persone. E’ evidente che lo scambio culturale favorisca l’integrazione tra immigrati e cittadini residenti che diventa sempre di più un vero e proprio valore aggiunto alle popolazioni appartenenti a culture ed etnie diverse. Dal punto di vista economico, l’immigrazione contribuisce, in qualche misura, anche al miglioramento delle Nazioni di origine attraverso le “rimesse” ovvero le somme di denaro che vengono trasferite dagli immigrati alle famiglie rimaste in patria. Secondo alcuni dati, infatti, i flussi finanziari nell’ Unione Europea sono pari a 20 miliardi di euro, mentre circolano oltre 300 milioni di euro al di fuori dell’Unione, liquidità finanziarie che vengono subito messe a disposizione per lo sviluppo delle nazioni di origine. Dal punto di vista demografico, l’arrivo di immigrati giovani e prolifici incide positivamente sulla composizione della popolazione, aumentandone la natalità. C’è però da osservare che, così come l’immigrazione offre vantaggi utili, come già detto prima, per i paesi ospitanti, è altrettanto vero però che possono creare disagi di dimensioni enormi. Uno dei principali svantaggi è quello della sovrappopolazione di alcuni Paesi e lo spopolamento di altri. Questo fenomeno può portare all’uso eccessivo delle risorse naturali di alcuni Paesi e l’abbandono di altre. Sono tante le ricerche che ci fanno pensare, fra qualche anno, ad un Nord del mondo sovrappopolato e a un Sud disabitato. Prendendo l’Italia, ad esempio, le persone con cittadinanza straniera corrispondono all’8,2% del totale! L’apertura delle frontiere da parte dei Paesi più ricchi ha dato origine ad un fenomeno particolarmente tragico: la fuga dei cervelli, ovvero la fuga di figure professionali altamente acculturate verso Paesi stranieri più sviluppati e industrializzati. C’è da dire però che questo fenomeno è l’inverso dell’integrazione di popolazioni in diverse aree geografiche per lavori più umili. La fuga dei cervelli interessa soprattutto le organizzazioni internazionali che vedono andare via le loro migliori risorse dopo che hanno investito tanto nella loro istruzione e, a fronte dei nuovi ingressi, devono investire su campi specializzati per lavori più umili incrementando sempre di più la discrasia tra i poteri di acquisto tra le Nazioni interessate. Un problema da non dimenticare è il mantenimento di questi immigrati nella Nazione. I costi, sostenuti da ogni Nazione interessata, che comprendono educazione e sanità sono sempre più onerosi; infatti si stima che le spese giornaliere, in campi sanitari, di soggiorno, nutrimento, soccorsi e spese del personale, sono pari a 35 euro per un adulto e 45 euro per un minorenne. A queste si devono aggiungere, purtroppo, le spese non programmabili, tra cui le operazioni di salvataggio dei migranti e le spese per i centri di accoglienza. In conclusione, l’immigrazione è esistita fin dalla nascita dell’uomo, in un’atmosfera di pareri molto contrastanti fra di loro. Personalmente io penso che non si possa fare molto.  Sono passati tanti anni e nulla è cambiato e cambierà se continueranno ad esistere i pregiudizi e le diffidenze. Arrivare all’integrazione non è semplice. Tale traguardo potrà essere raggiunto solo con il supporto delle istituzioni, delle associazioni ma soprattutto di tutti i cittadini. Il risultato dell’immigrazione e della globalizzazione sarà una società multiculturale dove popolazioni provenienti da diverse etnie si relazioneranno e dove ogni persona avrà la libertà e lo spazio di essere qualcuno e di vivere sinergicamente in un territorio in evoluzione al passo con i tempi.

Michele Di Cosola 3^ C

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