Il biscotto cegliese – U’ Piscquett’l
biscotto cegliese

Nella società contadina il cibo ha da sempre caratterizzato i momenti più importanti di una famiglia; grazie all’elaborazione accurata della materia prima si sono prodotti degli alimenti che non servivano solo a sfamare ma anche a descrivere occasioni e circostanze. La terra di Ceglie offre frutti che hanno creato memorie, storie, leggende. Il biscotto che vi raccontiamo ha origini antiche, nasce infatti da famiglie contadine che lo preparavano per le feste natalizie e pasquali o per le cerimonie.

Non mancavano nelle bomboniere e per questo, con il passare del tempo, sono diventati veri e propri simboli della cultura di Ceglie. Il biscotto cegliese ha tradizioni che non sono state cambiate fino ad oggi e che si tramandano di generazione in generazione. In dialetto viene chiamato U’ Piscquett’l e ha una preparazione molto semplice ma che riceve cura e attenzione. L’ingrediente principale è la mandorla che viene spellata, tostata e schiacciata, seguita da zucchero, uova, miele, rosolio di agrumi, marmellata di ciliegie e scorza di limone. Insomma, pochi ingredienti per un risultato più che squisito, dovuto anche al profumo che emana una volta portato in tavola. Il biscotto ultimato ha una forma quasi cubica, il colore può variare e dipende dalla presenza o meno della glassa a base di cacao. La glassa dà al biscotto un colore bruno e facilita la conservazione nel tempo soprattutto della morbidezza interna.

Il Biscotto di Ceglie Messapica (Pesquett) dopo un lungo e articolato percorso ha finalmente ottenuto il riconoscimento di “Presidio” da parte di Slow Food.

Per evitare che un prodotto così sia fagocitato dalla grande distribuzione si è costituito un Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione che riunisce produttori di materie prime, artigiani, fornai, ristoratori i quali intendono incentivarne la diffusione, ricostruendo un processo di filiera di alta qualità e genuinità. In tal modo si mira anche al recupero di colture tipiche, come i mandorli, ciliegi e viti autoctone, ormai estromesse dal mercato perché poco redditizie e lontane dagli standard “industriali”, ma che costituiscono un grande patrimonio di biodiversità con pregiate caratteristiche, per forma, dimensioni e sapore.

Melita e Gabriel Ciniero, Cosimo Gioia, 5B

Secondo Istituto Comprensivo Statale di Ceglie Messapica (BR)

Scuola Primaria ‘G. Bosco’

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