La salsa di pomodoro: un’antica tradizione.
SALSA

La salsa è un prodotto tipico della cultura Cegliese. Abbiamo ricevuto in eredità la cultura di fare con le proprie mani le provviste di prima necessità: come l’olio, la salsa, il pane e i formaggi. Con queste provviste si potevano sfamare i propri figli con un basso costo e nello stesso tempo, si cibavano di prodotti genuini coltivati da loro. Tra questi un ruolo centrale nella vita delle famiglie era la trasformazione dei pomodori in salsa e conserva di pomodoro.  I nostri nonni,  conservando semi di pomodori per  tutto l’inverno,  aspettavano la fine del mese di marzo con l’inizio di aprile, per poterli seminare; dopo circa 40 giorni le piantine di pomodori erano pronte per essere trapiantate. La salsa o meglio la conserva –‘A CUNZERV’- era la regina delle provviste. Ovviamente il processo di lavorazione era molto diverso da quello odierno, dove il prodotto viene lavorato a livello industriale. Nella trasformazione del pomodoro in salsa prendeva parte tutta la famiglia, dalle prime ore dell’alba perché, in un tempo segnato dalle ore solari, dove il lavoro si svolgeva all’aperto, il tutto doveva essere finito a sera, dopo il tramonto. Quando le quantità di pomodori erano ragguardevoli si chiamavano gli amici a sostenere il lavoro. Le fasi erano: lavare i pomodori, tagliarli, metterli a bollire, scolarli, passarli, riempire i recipienti.

In estate, dopo aver raccolto i pomodori, tenuti qualche giorno per agevolare la maturazione completa, venivano messi in un pentolone molto capiente detto  ‘u potlion’, ‘a catare’ oppure  ‘u pessunett’, un tegame dalle proporzioni gigantesche, fatto di rame rossa dove i pomodori si cuocevano sul fuoco in aperta campagna su due grossi sassi perché le dimensioni non consentivano di portare il pentolone nei camini. Una volta cotti i pomodori si toglievano dalla pentola e si mettevano su una sciaia, tipico attrezzo utilizzato per seccare al sole fichi, noci, mandorle, ecc, fatta di canne e ricoperta da una tovaglia dove si facevano scolare i pomodori e poi si passavano (in un passatutto) girato a mano. Parte della salsa veniva versata in contenitori di vetro e ribollita a bagnomaria per mantenerla tutto l’anno. Una parte della salsa ottenuta la si metteva in dei piatti di creta o di alluminio smaltato, e si esponeva al sole per alcuni giorni, mescolandola, di tanto in tanto, con un cucchiaio di legno. Essa viene fatta ancora tutt’ora rispettando le vecchie maniere, infatti io con la mia famiglia la facciamo così.

Amico Sabrina

Classe 1A, Scuola Secondaria di Primo Grado,

Plesso ‘Leonardo da Vinci’

2° I.C. Statale di Ceglie Messapica (Br)

 

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