VENTI DI GUERRA

La guerra è l’odio tra gli uomini, ma è anche il fuoco ardente nel nostro corpo verso una persona che, forse, amiamo e che forse non amiamo. Sono note le motivazioni che inducono alle guerre, che muovono le armi scagliate che vengono usate per la conquista di un trono o di un luogo.

Sono inconcepibili le guerre, quelle antiche, quelle moderne, quelle attuali. Non basterebbe dialogare, confrontarsi civilmente, invece di combattere e di scontrarsi?

Ci fanno pensare e ci intrigano al contempo il terrore, la paura, la debolezza e la fragilità di coloro che combattono e che mettono a rischio la propria vita pur sapendo di correre il rischio di non poter tornare a casa e di non rivedere più i loro cari. Sono cuori che palpitano alla velocità della luce, sono menti che odiano e che si pentono allo stesso momento. Sono sentimenti di disperazione, di odio, di amore, di orgoglio, di vendetta, di paura e di speranza. Sono sentimenti, sempre e comunque, quelli che muovono le guerre.

Lance, spade, scudi, forza fisica, forza di volontà, queste erano le armi che si usavano in passato.

Pistole, fucili, mitra, bombe nucleari, razzi, tanto odio e tanto rancore sono le armi moderne.

Ieri si combatteva, oggi si combatte, ma chi ha più dignità i guerrieri di Omero o i KamiKaze di oggi?

Il guerriero di Omero poteva guardare negli occhi il suo avversario e combattere in base alla propria forza, come poteva anche pentirsi, come quando Achille ha pianto sul corpo del suo avversario Ettore, ormai privo di vita. Il combattente di oggi, invece, ha poco tempo per pensare perché, mentre lo fa, un colpo di pistola o una bomba lo hanno già ammazzato.

Quanta storia c’è alle nostre spalle, tutta interessante, tutta affascinante.

Ma la storia, non dovremmo conoscerla e studiarla per evitare di commettere nuovamente gli errori dei nostri antenati? L’uomo è dotato di intelligenza e, dunque, dovrebbe essersi evoluto. Ma, come mai, ogni minaccia e ogni attentato dell’ISIS ci fa sentire sempre meno potenti e meno intelligenti? L’azione, la suspance, la lotta corpo a corpo, certo intrigano, si può rimanere affascinati, ma non dalla guerra e dai sentimenti cattivi che ci sono dietro di essa. Ipotizzare di fare del male ad un’ altra persona, farebbe stare male il doppio. Noi esseri umani siamo portati spesso a confrontarci e a scontrarci in mille modi, ma ciò non significa doverci fare del male a tutti i costi. Oggi, anche le parole sono diventate un’arma potente pronta a ferire. Se solo pensassimo al modo di dire “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, l’avversario diventerebbe all’improvviso come noi riflessi in uno specchio e sua madre diventerebbe la nostra, suo padre il nostro, i suoi fratelli i nostri.

Gabriel Dinatale 2^I

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