UN EROE SIMBOLO E LUCE CONTRO LE MAFIE

26 anni fa quando morirono  Giovanni Falcone  e Paolo Borsellino nessuno riusciva a parlare della mafia; adesso fortunatamente siamo diventati più consapevoli e non dobbiamo avere paura perché più facciamo silenzio più la mafia diventa forte.  Ventitrè anni fa, il 31 marzo,  a Foggia,  Francesco Marcone, direttore dell’ufficio del registro e padre di due figli, morì assassinato con due colpi di pistola. Francesco era un cittadino che si dedicava alla famiglia al suo territorio, all’onestà e alla giustizia. Il suo ruolo non era semplice ed era spesso oberato di lavoro da svolgere. Il 22 marzo del 1995 inviò un esposto alla Procura della Repubblica denunciando truffe e brogli commessi da falsi mediatori, che garantivano, dietro pagamento, il rapido disbrigo di pratiche dello stesso ufficio. Diede così uno schiaffo in pieno viso a dipendenti pubblici corrotti, faccendieri e criminalità organizzata. Un gesto straordinario che gli è costato la vita. Quando Francesco morì le indagini furono assegnate ad un magistrato di prima nomina e solo dopo 8 mesi iniziarono ad indagare ma dopo tanto tempo nessuno voleva più collaborare. Infatti l’inchiesta dopo 9 anni fu archiviata per insufficienza di prove. L’unico indagato per la vicenda morì in un incidente stradale a Mattinata. Da allora un silenzio assordante ha caratterizzato questa storia dove le sole voci dei figli Paolo e Daniela rimbombavano nelle coscienze degli onesti cittadini. Ma altre voci si sono unite alle loro attraverso l’associazione “Libera” presieduta da Don Ciotti, eroe contemporaneo. La settimana scorsa è venuto a farci visita presso la nostra scuola, istituto San Pio X di Foggia, Paolo Marcone, figlio di Francesco che porta avanti la battaglia per la cultura della legalità. Ci ha parlato della mafia e delle sue sfaccettature legate ai territori: esiste la ‘Ndrangheta calabrese, la Camorra nel territorio di Napoli, cosa nostra, mafia siciliana che esiste da più di due secoli,  la mafia garganica ramificata sul territorio del promontorio e la “Società”  nel territorio foggiano. Motore trainante di tutte queste organizzazioni criminali è la ricerca del potere e della ricchezza, ottenute  attraverso violenza e azioni criminose.   La criminalità si fa forte poi dell’omertà e dell’indifferenza della gente. Paolo ci ha raccontato della sua adolescenza difficile privata della presenza di un padre e della richiesta di giustizia fatta da lui e da sua sorella Daniela. La città di Foggia ha risposto a questa richiesta ribellandosi  alla Mafia. L’associazione “Libera” promuove la cultura come arma per combattere la mafia e l’illegalità. Daniela disse “Dopo la morte di mio padre mi era sembrato che la sua onestà fosse una grande colpa per lui e per noi tutti. Il mio ingresso nella rete di “libera” rimise le cose a posto: mio padre era un uomo giusto mentre chi lo aveva ucciso era un uomo sbagliato”. Il 21 marzo, a conclusione di un ciclo di iniziative per diffondere la cultura della legalità organizzate da “Libera” in collaborazione con varie istituzioni, si terrà un corteo per le vie della  città a cui prenderà parte la nostra scuola. Foggia sarà il fulcro centrale di questa giornata durante la quale si ricorderanno i nomi delle oltre 400 vittime della mafia. Dalla storia raccontata da Paolo Marcone abbiamo imparato che la battaglia contro la mafia parte anche noi bambini che dobbiamo portare la nostra voce che grida al desiderio di giustizia e di legalità e che la violenza non è mai la giusta risposta .

DE CRISTOFARO Mariasole -TRIA Gaia -AMOREO Silvia -MARINACCIO Vito -CINCIONE Ferdinando- GOFFREDO Raul

Classe V E

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