Femminicidio: un omicidio di genere

Alla parola ‘femminicidio’ sono di norma legate numerose polemiche che derivano dalla convinzione che sia solo un modo per esaltare il movimento femminista. Perché inventare una parola il cui significato già esistente resta invariato? Conta davvero il genere maschile o femminile dinanzi ad una crudeltà primitiva come lo è l’omicidio?

La risposta è nell’etimologia della parola, utilizzata quando il genere della vittima è  il movente stesso dell’omicidio.

Il mondo a cui siamo abituati ha sempre accettato la supremazia maschile a discapito di quella femminile che, come ben sappiamo, ha ricoperto sin dall’antichità unicamente il ruolo di ‘angelo del focolare’. Forse l’inizio dell’astio maschile è cominciato quando la donna ha acquisito consapevolezza circa le proprie abilità e ha intrapreso una serie di iniziative per tentare di riscattarsi. Nella maggior parte dei casi il femminicidio avviene tra le mura di casa: donne che vedono terminare la propria vita a causa del proprio marito, fidanzato o addirittura padre. Lo shock nascosto in queste vicende risiede nell’impossibilità di credere realmente a come l’uomo, capace di amare, sia lo stesso capace di distruggere ed annientare una vita a cui magari teneva anche.

Sono numerosi i casi di femminicidio che ogni giorno ci figurano davanti; donne i cui assassini cercano di cancellare ogni pezzo della loro identità di donna e madre e figlia, certo, ma soprattutto di persona. Ed è per questo che questa piaga sociale è tra le più frequenti violazioni dei diritti umani.

E’ inoltre importante ricordare che questo è solo la punta di un iceberg ben più grande, che nasconde tanti altri tipi di violenza tacita. Violenza non è solo abuso fisico, non è solo schiaffi o pugni, violenza è denigrare il valore di una persona, è soffocare la sua libertà e pretendere che non si ribelli a questo dolore. Violenza sono le battute sessiste, è una disparità insensata, sono i complimenti insistenti e non graditi, sono quei piccoli particolari a cui decidiamo ogni giorno di non dare importanza.

Sono però ancora molte le persone scettiche che credono che il femminicidio sia una trovata mediatica: perché questo fenomeno è così forte ora se è da sempre esistito? In questo caso il merito è del movimento femminista che, lottando per l’affermazione dell’uguaglianza tra i generi, ha dato una voce a quei nomi la cui voce era ormai flebile. Il mondo, accettando la supremazia di un genere, ha quasi dato il suo libero assenso alla  violenza, come se le donne, considerate inferiori, lo meritassero. I numeri però parlano chiaro e nel ventunesimo secolo è ormai inaccettabile che una tradizione tanto orrenda possa continuare.

 

Francesca Saggese, V A

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