DON TONINO BELLO, IL PASTORE SCOMODO

«Sono venuto a trovare Pietro», aveva detto don Tonino Bello a Giovanni Paolo II durante una visita in Vaticano. «Un giorno Pietro verrà a trovare te», aveva risposto profeticamente il Papa. Quel giorno è arrivato: il 20 aprile 2018, nel giorno del 25° anniversario della sua scomparsa, Papa Francesco ha voluto onorare la grande figura del “Vescovo  del popolo”, come molti hanno definito Don Tonino, ripercorrendo i suoi passi e la sua storia in una visita emblematica alla sua tomba ad Alessano e a Molfetta, la città che ha accolto il suo operato per diversi anni e dove il Vescovo si è spento il 20 aprile del 1993.

Nato ad Alessano, nel Leccese, il 18 marzo 1935, figlio di un maresciallo dei carabinieri e di una casalinga dalla fede semplice e grande, don Tonino frequenta il Seminario prima a Ugento, poi a Molfetta ricevendo l’ordinazione sacerdotale l’8 dicembre 1957. Il 10 agosto 1982 fu nominato vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi e, il 30 settembre dello stesso anno, della diocesi di Ruvo diventando al momento dell’unificazione delle quattro Chiese locali il primo pastore di Molfetta-Giovinazzo-Ruvo-Terlizzi. L’ordinazione episcopale porta la data del 30 ottobre 1982. Tre anni più tardi è chiamato alla presidenza di Pax Christi.

Sin dall’inizio il suo ministero episcopale fu caratterizzato dalla rinuncia ai segni esteriori del potere. Comunione, evangelizzazione e scelta degli ultimi sono i perni su cui è sviluppata la sua idea di Chiesa (la “Chiesa del Grembiule” che tralascia i segni del potere e sceglie il potere dei segni). Non a caso promosse la costituzione di gruppi Caritas in tutte le parrocchie della diocesi, fondò una comunità per la cura delle tossicodipendenze, lasciò sempre aperti gli uffici dell’episcopio. Ma fecero scalpore anche sue prese di posizioni pubbliche come la vicinanza agli operai delle acciaierie di Giovinazzo in lotta per il lavoro, la partecipazione alla marcia di Comiso per dire no ai missili, l’opposizione all’installazione degli F16 a Crotone e degli Jupiter a Gioia del Colle. E poi la campagne per il disarmo, per l’obiezione fiscale alle spese militari, soprattutto la marcia pacifica a Sarajevo, di cui fu ispiratore e guida malgrado la malattia che lo consumava. Dopo gli interventi sulla guerra del Golfo venne addirittura accusato di incitare alla diserzione.

 Nel 2008 si è aperta la sua causa di beatificazione, ma don Tonino per la gente santo lo è già: “’fratello vescovo povero con i poveri’, quello col pastorale e la croce di legno (di ulivo, però, simbolo della sua terra), quello con l’appartamento episcopale invaso dai senzatetto e dai migranti stranieri, quello che girava per le strade del porto e della vecchia Molfetta sedendosi accanto ai poveri e agli ubriaconi, quello che aveva la porta sempre aperta, anche alla prostituta che gli aveva bussato alle quattro di mattina affamata e fradicia di pioggia”.

La Tegola Pasquale, 2^ O

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