L’uomo che sopravvisse all’attentato di Capaci: Giuseppe Costanza per non dimenticare

Non si tratta di un maciste o di un brillante politico ma di un uomo semplice, di cui quasi nessuno avrà sentito parlare. Giuseppe Costanza: nessun appellativo o soprannome, nessun “eroe” davanti al nome. Nato in un piccolo paesino della Sicilia nel 1947, è cresciuto troppo in fretta, come ogni bambino nato nel dopo guerra; madre casalinga e padre che lavora nelle ferrovie dello stato. Una storia come altre, insomma. È dopo la leva militare che comincia la sua avventura: è assunto come autista presso il tribunale di Palermo. In un periodo così bollente per la storia della Sicilia in molti avrebbero rifiutato: attentati e assassinii di giudici, di generali dell’esercito, di funzionari politici di alto rango. E, infatti, a lui tocca un compito difficile: sarà l’autista di uno dei più importanti giudici di quell’epoca, Giovanni Falcone, autorevole componente del pool anti-mafia. All’inizio fu tutto abbastanza semplice, ma essere sempre scortati da due auto di pattuglia e da guardie armate avrebbe messo a dura prova la resistenza mentale ed emotiva di chiunque. Passavano gli anni e anche se si trattava di un rapporto di lavoro, nacque una profonda fiducia reciproca, forse un’amicizia. Fino a quel 23 maggio 1992, quando tutto si fermò. L’Italia intera rimase sgomenta: tutti ricorderanno cosa stavano facendo in quel momento, ma non Costanza, perché lui era lì, dentro quell’auto, e per lui il ricordo è un’altra cosa. Ora vuole raccontare chi è stato Giovanni Falcone, cosa è successo quel giorno e anche dopo quel giorno: sopravvissuto a cinquecento chili di tritolo è stato lasciato, così come viene raccontato nel libro di Riccardo Tessarini, in uno “Stato di abbandono”. È arrivato anche da noi, in Puglia, il 27 settembre del 2017. Ascoltare la storia di un uomo al quale la parola è stata negata per troppo tempo è stato emozionante e stimolante per i trecento ragazzi presenti in quel momento. Recentemente è deceduto il mandante della strage di Capaci, Totò Riina, ma Costanza non ha tirato un sospiro di sollievo, ha detto:“Io non voglio parlare di Riina, voglio parlare di Falcone”.

Alessandro Pazienza classe I A Scienze Applicate

 

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