Ogm: i rischi per la salute sono enormi

Tabù e false credenze regolano da sempre il rapporto dell’uomo con il cibo. Poco dopo l’importazione dalle Americhe e prima di diventare l’ingrediente per antonomasia della dieta mediterranea, il pomodoro era usato unicamente come pianta ornamentale, perché ritenuto velenoso. Allo stesso modo, si credeva che la polpa della melanzana, per la sua tendenza ad ossidare e, quindi, ad annerire, provocasse “turbe psichiche” e, addirittura, diffondesse la peste  “mela insana”. Anche la patata fu considerata a lungo venefica. Per quanto i tempi siano evoluti, certi blocchi e meccanismi mentali restano uguali: in Europa il 58% degli intervistati si dichiara sfavorevole agli Ogm. Eppure, da un recente rapporto sull’uso delle biotecnologie agricole in Italia, emerge come, solo nel 2016, siano state importate 1,3 milioni di tonnellate di soia Ogm da Brasile, Canada e Stati Uniti e siano state acquistate 2,1 milioni di tonnellate di farina di soia da Argentina, Paraguay e ancora Brasile. Quanto può rivelarsi fondata, dunque, la diffidenza degli Europei? La coltivazione di mais e soia Ogm, per esempio, è vietata in molti paesi europei, tra i quali l’Italia. Ma, gran parte del mangime animale importato è fatto con mais OGM, quindi indirettamente gli italiani se ne nutrono mangiando carne e latticini. In particolare, sono state messe a punto, recentemente, piante ingegnerizzate della specie Bt, dal nome del bacillus thuringienisis, il batterio, comune abitatore del suolo, portatore del gene cry. Questo particolare gene codifica per una proteina, tossica per le cellule delle larve d’insetto. La tossina è, però, assolutamente innocua per animali, esseri umani, e persino per diversi insetti benefici come le api. Oggi sono coltivate varietà Bt di mais, cotone e riso. Il vantaggio di queste colture è che riducono notevolmente l’uso di pesticidi e incrementano la produzione del 20%. Risultati che dovrebbero farci riflettere: non dimentichiamo che il nostro ecosistema è sempre più indebolito dai cambiamenti climatici, e l’incremento demografico porta con sé un sempre maggior numero di bocche da sfamare.

Angela Simone IVBS

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