Il lavoro, per vivere o morire?

Il lavoro, per vivere o morire?

 

Quello della sicurezza sul lavoro è un tema di grande attualità, legato sfortunatamente soprattutto alle cosiddette “morti bianche”, che fanno notizia sui giornali e che lasciano un senso di tristezza infinita, perché si lavora per vivere e non per morire!

Quasi ogni anno, sono migliaia i lavoratori che perdono la vita durante lo svolgimento della loro attività; e un numero troppo elevato è anche quello degli incidenti e degli infortuni sul lavoro, per cui il lavoratore rimane ferito con invalidità anche totale.

Secondo l’Osservatorio di Bologna, che da anni studia il fenomeno, il 2018 è già un anno record per le morti bianche, sono 151 le vittime. Le regioni con il più alto numero di incidenti mortali sul lavoro sono il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, mentre le province Milano, Treviso e Verona. Molte delle vittime sono agricoltori schiacciati dal trattore, ma il maggior numero di incidenti mortali si verifica nei cantieri edili per la caduta da tetti e impalcature. Gli stranieri morti sono il dieci per cento del totale e il venticinque per cento delle vittime ha più di sessantanni. Secondo i dati ufficiali dell’Inail, inoltre, cresce anche il numero degli infortuni sul lavoro. Nel capoluogo ionico, si muore non solo all’interno dei luoghi di lavoro ma anche se abiti in uno dei quartieri più a direzione delle polveri sottili dell’ILVA portate dalle giornate di vento. Non sono pochi i casi di tumore nei quartieri Tamburi, Paolo VI o a Statte.

Il lavoro fa parte delle nostre vite. Possedere un lavoro stabile, oggi, come forse mai nella storia italiana, sembra essere un desiderio che accomuna giovani e adulti, un’ambizione difficile da raggiungere lenta e piena di ostacoli.

I ragazzi studiano, fanno stage e tirocini , praticantati per anni, imparano mestieri e apprendono le arti, tutto per arrivare ad un solo obiettivo, diventare uomini adulti, maturi e responsabili, ottenendo un lavoro, che possa renderli finalmente liberi e indipendenti e soprattutto, senza la paura di poter soccombere a causa di disattenzione e disinteresse sulle precarie condizioni di lavoro a cui molti sono costretti.

In molti  casi, quando si parla di risarcimento dei danni, le fabbriche e le imprese  si dileguano  e, quando invece ha luogo, è generalmente insufficiente.

Il lavoro su cui si fonda lo Stato italiano, sin dal primo articolo della nostra Costituzione, si scopre invece in questo caso, motivo di afflizioni, per i lavoratori e le loro famiglie.

E’ paradossale il fatto che proprio i lavoratori che muovono il mercato produttivo dell’intera società siano, troppo spesso, le vittime di sistemi più grandi, fatti di interessi e avidi guadagni concentrati sulla massimizzazione dei profitti con il minor sforzo. Occorre investire  in modo più efficace sia nella sicurezza dei luoghi in cui i lavoratori passano la maggior parte della loro giornata sia sulla qualità del lavoro e della vita lavorativa.

Nonostante siano state emanati dei decreti, in cui vengono elencati e descritti gli obblighi da parte dei datori di lavoro e dei lavoratori, oltre che tutte le misure di tutela, la situazione, ad oggi, non sembra migliorare. Forse queste norme non bastano? Dovrebbero esserci maggiori controlli sul campo? Di certo qualcosa non funziona!

l lavoro influenza tutta vita dell’uomo, a volte senza accorgercene, dalla scelta degli abiti, alla pianificazione di appuntamenti, all’organizzazione delle vacanze ecc., per non parlare poi dell’influenza che il lavoro ha sulla nostra personalità e autostima.

Il lavoro deve essere prima di tutto, qualunque esso sia, dal più umile al più altamente specializzato, una attività che nobiliti l’uomo e lavorare in sicurezza è un nostro diritto. “Guai a calpestare la dignità umana!”

Stefano Gentile, Maria Urselli

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