Il traguardo felicità

Il traguardo felicità

 

La percezione della felicità è condizionata da vari fattori, di natura oggettiva, come quelli economici e di natura soggettiva, come quelli legati alla cultura o alla emotività di una persona. La felicità potrebbe essere misurata, perciò, in termini quantitativi o qualitativi. Eppure, esaminando alcuni contributi, una inchiesta sugli Alti e bassi dell’economia della felicità di Mauro Maggioni e Michele Pellizzari e L’arte della vita di Zygmunt Bauman, il traguardo della felicità risulterebbe irraggiungibile sia per chi la rapporta al benessere economico, sia per chi la identifica con il raggiungimento di una sfida.

La percezione della felicità in rapporto al benessere economico  è argomento di una inchiesta pubblicata sulla Stampa nel maggio 2003 e ancora attuale se si pensa che Maggioni e Pellizzari mettendo a confronto i dati a disposizione di  nuove e vecchie generazioni, arrivino alla considerazione che la popolazione, pur disponendo negli intervalli di tempo esaminati, di risorse economiche migliori, non si ritenga più felice di venti anni prima perché le aspettative cambiano di volta in volta.

Proprio per questo il raggiungimento della felicità autentica e totale, secondo il filosofo Zygmunt Bauman non è altro che, come tutti gli orizzonti, un qualcosa di irraggiungibile, allontanandosi ogni volta che cerchiamo di avvicinarci ad esso.

Tuttavia lo stesso filosofo tedesco afferma che si deve sempre provare a raggiungere la felicità e, per farlo, dobbiamo necessariamente scegliere obiettivi che siano ben oltre la nostra portata, tentando anche l’impossibile, senza mai basarci su previsioni.

Ovviamente  il perseguimento della felicità è stato condizionato pure dalle vicende storico-politiche. Nella Dichiarazione di indipendenza dei Tredici Stati Uniti d’America, 4 luglio 1776, è insieme alla vita e alla libertà, un diritto a dir poco inalienabile di tutti i cittadini in quanto creati tutti uguali.

Questo concetto è ribadito ancora più fermamente nell’articolo 3 della Costituzione italiana, che recita: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali”.

Eppure la cronaca quotidiana contraddice i principi basilari sui quali si basa la felicità.

 

Andrea Ieva

 

 

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