Allarme alieni nel “Mare nostrum”
Un esemplare di pesce scorpione.

Un esemplare di pesce scorpione.

Un’emergenza ecologica di cui si parla meno rispetto ad altro. Spesso sentiamo che la temperatura del mare si sta innalzando, ma ciò non costituisce la sola minaccia per la biodiversità marina. Infatti si sta verificando, da decenni, una vera e propria invasione del Mediterraneo. Si tratta delle cosiddette “specie aliene”: specie che in un modo o nell’altro arrivano nel nostro mare e in molti casi prendono il sopravvento su pesci e piante acquatiche autoctoni. Viene definita tropicalizzazione: gli invasori sono termofili, vivono cioè in acque calde. Ma come tutto ciò è possibile? Esperti di tutto il mondo ne hanno parlato all’Euromarine Workshop di Ischia. Esistono varie fonti di contaminazione. La principale è il Canale di Suez: da quando è stato aperto, si stima che siano circa 700 le specie che lo hanno attraversato, andando poi a colonizzare il mare nostrum. Per questo fenomeno è stata coniata l’espressione migrazione lessepsiana, da Ferdinando de Lesseps, fautore del canale. Una delle specie “aliene” più pericolose è il pesce scorpione: è dotato di pinne velenose, si ciba delle uova di pesci autoctoni e soprattutto non ha predatori. Altra fonte di contaminazione sono gli acquari di musei oceanografici. Proprio in uno di essi, a Montecarlo, durante il lavaggio delle vasche, un’alga chiamata Caulerpa taxifolia è finita in mare, arrivando a diffondersi e a far concorrenza alla Posidonia oceanica, pianta acquatica che vive esclusivamente nel Mediterraneo ed è importantissima perché preserva le coste dall’erosione. Terzo mezzo con cui arrivano specie aliene: le navi. Le acque di zavorra (imbarcate nel porto di partenza e scaricate in quello di arrivo, al fine di stabilizzare lo scafo) spesso contengono uova e larve di pesci che vivono nei mari dove quell’acqua viene caricata. Un esempio di specie approdata nel Mediterraneo in questo modo è il granchio corridore: originario delle coste dell’Atlantico e del Pacifico, fu avvistato per la prima volta nel 1999 a Linosa, e da allora ha colonizzato il mar Tirreno. Gli antichi Romani battezzarono il mar Mediterraneo “mare nostrum”. Forse oggi non è più tanto “nostro”, in particolare perché l’invasione di specie aliene, sommata all’inquinamento, all’innalzamento delle temperature e alla pesca sfrenata, sta decimando animali e piante che costituiscono la biodiversità del nostro mare. E questo prima o poi si ritorcerà contro di noi, quindi nessuno pensi “Io me ne infischio”. Francesca Laera _ Scuola “Parini” – III B

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